Rimborsopoli: le reazioni dopo la sentenza, tra soddisfazioni e amarezza

Politici coinvolti si dividono tra soddisfazione per l’assoluzione e rammarico per le ripercussioni della vicenda

A distanza di oltre un decennio dal suo avvio, il processo “Rimborsopoli” ha finalmente giunto a conclusione, con la sentenza del Tribunale di Reggio Calabria che ha condannato alcuni degli imputati e assolto altri. Dopo le sei condanne, le diciotto assoluzioni e le due dichiarazioni di prescrizione, sono emersi diversi commenti e reazioni, spaziando dalla soddisfazione per le assoluzioni all’amarezza per gli effetti devastanti di un procedimento lungo e difficile.

Tra i politici coinvolti, molti ex consiglieri regionali e figure del centrodestra, i cui nomi sono emersi nel corso dell’inchiesta per l’utilizzo illecito dei fondi regionali, c’è chi ha manifestato grande soddisfazione per l’assoluzione e chi ha sollevato critiche per la lunghezza del procedimento e le sue conseguenze. Tra questi, Enzo Ciconte, assolto da tutte le accuse. Il suo legale, l’avvocato Vittorio Manes, ha espresso una grande soddisfazione per la sentenza, sottolineando che i giudici hanno riconosciuto l’insussistenza dei fatti e hanno confermato la correttezza e trasparenza del comportamento del suo assistito. “Un processo durato oltre 12 anni”, ha aggiunto, “ha avuto ripercussioni devastanti sulla vita privata e professionale di Ciconte, minando un percorso politico brillante e generoso”.

Da parte di Carlo Guccione, ex consigliere regionale e assessore, coinvolto nella vicenda e anch’esso assolto, sono emerse riflessioni simili. Guccione, ricordando i 15 anni di calvario legati all’inchiesta, ha espresso soddisfazione per la giustizia e ha confermato di non aver mai smesso di credere nel sistema giudiziario. “C’è sempre un giudice a Berlino”, ha commentato, facendo riferimento alla lunga attesa per la giustizia, e ha annunciato una conferenza stampa per approfondire alcuni aspetti del caso. Guccione ha anche ringraziato quanti lo hanno sostenuto durante questi anni difficili.

Nel frattempo, l’effetto immediato della sentenza potrebbe riguardare anche Alfonso Dattolo, sindaco di Rocca di Neto, che è stato condannato a 4 anni e 8 mesi. La sua posizione potrebbe essere messa in discussione dalla legge Severino, che prevede la sospensione dai pubblici uffici in caso di condanna, portando il suo mandato a rischio. Dattolo, eletto nel 2020, si trova ora con la sua carica comunale sospesa, in attesa degli sviluppi giuridici legati alla legge.

Il processo Rimborsopoli ha avuto conseguenze profonde sulla politica calabrese, modificando gli equilibri regionali e mettendo in luce pratiche che hanno segnato un’epoca politica. Ora, con le prime condanne e assoluzioni, la vicenda sembra chiudersi, ma le ripercussioni legali e politiche potrebbero proseguire ancora a lungo.

Redazione

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