Reset, 58 condanne e 63 assoluzioni nel maxiprocesso alla ‘ndrangheta cosentina

Letta la sentenza di primo grado nell’aula bunker di Castrovillari: assolto l’ex sindaco di Rende Marcello Manna. Il verdetto coinvolge 120 imputati, ritenuti parte di una ‘ndrangheta unita nel controllo del territorio.

CASTROVILLARI (CS)Il Tribunale di Cosenza ha pronunciato la sentenza di primo grado nel maxiprocesso “Reset”, uno dei procedimenti più ampi mai istruiti contro la criminalità organizzata nella provincia bruzia. L’esito: 58 condanne e 63 assoluzioni su 121 imputati giudicati con rito ordinario, cui si aggiungono altri 119 già processati con rito abbreviato, per un totale di 245 soggetti coinvolti.

Il dispositivo è stato letto oggi, giovedì 17 luglio 2025, alle ore 13:00, nell’aula bunker del Tribunale di Castrovillari, davanti al collegio presieduto da Carmen Ciarcia, con i giudici Urania Granata e Iole Vigna a latere. L’inchiesta era stata avviata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, allora guidata da Nicola Gratteri, e ha ricostruito un sistema criminale “confederato” che univa storici clan rivali, come gli ‘italiani’ e gli ‘zingari’, in una struttura capillare e trasversale.

Assolto l’ex sindaco Manna, pene pesanti per i capi e gregari

Tra gli assolti figura Marcello Manna, ex sindaco di Rende, per il quale la pubblica accusa aveva richiesto una condanna a 10 anni di reclusione. Insieme a lui, hanno ottenuto l’assoluzione anche l’ex assessore comunale Pino Munno e l’imprenditore Ariosto Artese.

Di contro, tra le condanne più pesanti spiccano quelle di D’Ambrosio Massimo (19 anni e 8 mesi), Raimondo Sergio (18 anni) e Garofalo Rosanna (17 anni). A seguire, pesanti pene anche per Presta Antonio (16 anni), Del Popolo Sergio (15 anni e 8 mesi) e Stola Francesco (14 anni e 8 mesi). Diversi imputati hanno ricevuto pene comprese tra 1 e 12 anni, con numerose sanzioni accessorie e multe.

La “bacinella” e i rapporti con politica e imprenditoria

L’inchiesta aveva delineato una struttura mafiosa evoluta, con influenze in ambito politico, economico e amministrativo. Le accuse comprendevano estorsione, usura, traffico di droga, turbativa d’asta, riciclaggio, e altre attività illecite finalizzate a finanziare la cosiddetta “bacinella”, ossia la cassa comune delle cosche. Secondo l’accusa, faccendieri, imprenditori e colletti bianchi avrebbero agevolato l’infiltrazione della criminalità nei gangli vitali del territorio.

La procura ha ritenuto che a Cosenza operasse un sistema mafioso federato, in grado di mettere da parte storiche rivalità interne per consolidare una rete di interessi comuni. La cooperazione tra clan è stata considerata funzionale alla gestione del narcotraffico e degli appalti pubblici, oltre che alla spartizione delle estorsioni su attività economiche locali.

Gli imputati con rito abbreviato: 68 condanne e 51 assoluzioni

Tra coloro giudicati con rito abbreviato, già condannati negli scorsi anni, spiccano diverse figure di spicco legate alla criminalità cosentina. Tra questi, Antonio Abbruzzese classe 1984, condannato a 20 anni, così come Luigi Abbruzzese e Marco Abbruzzese, entrambi condannati alla stessa pena. Anche Greco Andrea ha ricevuto una condanna a 20 anni. In totale, 68 persone sono state condannate con rito abbreviato, mentre 51 sono state assolte.

Una mappa della criminalità cosentina

L’operazione Reset ha offerto una fotografia dettagliata della geografia mafiosa nel cosentino, rivelando come i clan avessero esteso la propria influenza ben oltre i confini del territorio urbano, arrivando a controllare interi settori dell’economia e della vita pubblica.

Numerosi erano i personaggi legati alla criminalità organizzata attraverso legami familiari, interessi economici e affiliazioni dirette o indirette. I processi hanno cercato di smantellare questa rete, portando a giudizio non solo uomini d’onore, ma anche amministratori pubblici, funzionari e professionisti.

La sentenza di primo grado rappresenta un passaggio chiave, ma non mette ancora la parola fine a un’inchiesta giudiziaria destinata a lasciare il segno. Le difese annunciano ricorsi in appello, mentre la Dda valuterà se impugnare le assoluzioni.

Redazione

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