Continuano a emergere dettagli significativi dall’inchiesta coordinata dalla Procura di Catanzaro sui rapporti tra politica, affari e pubblica amministrazione in Calabria. Al centro dell’indagine rimane Antonino Daffinà, commercialista vibonese ed ex vicesindaco, ritenuto dagli investigatori figura chiave nella rete informale di influenza riconducibile al governatore Roberto Occhiuto.
Le nuove contestazioni si basano su una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali, in particolare su due episodi che rafforzano il sospetto di uno scambio sistematico di favori tra esponenti politici e funzionari pubblici.
Il primo caso riguarda una conversazione registrata l’8 marzo, tra Daffinà e Alfonsino Grillo, ex consigliere regionale e all’epoca commissario straordinario del Parco naturale regionale delle Serre, con incarico in scadenza. Durante il colloquio, Daffinà avrebbe garantito un intervento presso il presidente della Regione per ottenere la proroga dell’incarico. Secondo quanto annotato dalla Guardia di Finanza, il 9 aprile Grillo è stato effettivamente riconfermato nel ruolo. Gli inquirenti ipotizzano che l’interessamento di Daffinà non fosse disinteressato, ma che costituisse la contropartita per un contratto di collaborazione da affidare a un soggetto terzo, su sollecitazione dello stesso Daffinà.
Il secondo episodio chiave coinvolge un dirigente dell’Aterp Calabria, l’Agenzia per l’edilizia residenziale pubblica. Anche in questo caso, le intercettazioni rivelano una trattativa indiretta. Il dirigente avrebbe richiesto l’intervento di Daffinà presso l’Asp di Vibo Valentia per ottenere la revoca di un provvedimento che interessava una dipendente. In cambio, secondo le ipotesi della Procura, lo stesso dirigente si sarebbe impegnato ad affidare a società selezionate i lavori per l’efficientamento energetico degli immobili dell’Aterp. Le aziende indicate sarebbero legate a un terzo soggetto della provincia di Cosenza, e la mediazione sarebbe stata sollecitata proprio da Daffinà.
Le due vicende si inseriscono in un quadro investigativo che punta a dimostrare l’esistenza di un sistema informale di gestione del potere regionale, basato su intermediazioni occulte e influenze trasversali, dove nomine, proroghe e appalti venivano utilizzati come moneta di scambio.
L’attività degli inquirenti, che prosegue senza sosta, ha già portato alla presentazione di diverse informative alla Procura e al coinvolgimento di numerosi funzionari e consulenti. L’obiettivo è accertare se questo modello sia stato sistematicamente adottato per aggirare le normali procedure istituzionali, alterando l’imparzialità dell’azione amministrativa.
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