Mimmo Lucano presenta appello contro la decadenza da sindaco: sospesa la decisione

I legali dell’europarlamentare calabrese, nonché primo cittadino di Riace, contestano l’applicazione della legge Severino: «Non c’è abuso di potere»

La difesa di Mimmo Lucano ha notificato l’appello contro la sentenza del Tribunale civile di Locri che aveva decretato la sua decadenza da sindaco di Riace, in base alla legge Severino. Il provvedimento, adottato nelle scorse settimane su impulso di un’azione promossa dalla Prefettura, è stato iscritto al ruolo della sezione civile della Corte d’appello di Reggio Calabria dagli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Saitta, che hanno chiesto una riforma integrale della sentenza di primo grado.

Come previsto dall’articolo 22, comma 8, del decreto legislativo 150/2011, il solo deposito dell’impugnazione comporta la sospensione automatica della decadenza, congelando di fatto l’effetto della decisione del giudice civile di Locri. Lucano, attualmente europarlamentare, potrà quindi continuare a esercitare il mandato di sindaco di Riace almeno fino al pronunciamento dell’Appello.

Al centro della contestazione dei legali c’è la portata applicativa della legge Severino, in particolare per quanto riguarda i presupposti previsti per la decadenza da una carica elettiva. I difensori sottolineano che l’azione civile promossa dalla Prefettura non poteva fondarsi sulla semplice esistenza di una condanna per falso ideologico, ma doveva accertare se il reato fosse stato commesso con abuso di potere o violazione dei doveri pubblici.

Secondo gli avvocati Daqua e Saitta, questa valutazione spetta esclusivamente al giudice penale, e non può essere oggetto di interpretazione da parte del giudice della decadenza. I legali evidenziano come, nel caso specifico, la Corte d’appello penale non abbia applicato l’interdizione dai pubblici uffici prevista dall’articolo 31 del codice penale, proprio perché non ha ravvisato che i reati accertati nel processo Xenia fossero legati a un abuso delle funzioni pubbliche.

In particolare, la condanna inflitta a Lucano non è stata accompagnata da alcuna misura accessoria di interdizione, che è invece condizione essenziale per la decadenza automatica secondo la Severino. Questo elemento, secondo la difesa, dimostra l’assenza dei presupposti richiesti dalla legge per dichiarare l’incompatibilità con la carica di sindaco.

Il caso Lucano continua così a muoversi su un doppio binario, giudiziario e politico, con il fondatore del “modello Riace” che si ritrova nuovamente al centro di un contenzioso legale complesso e fortemente simbolico. La sua vicenda, già al centro di numerose polemiche, si arricchisce ora di un nuovo capitolo, con una Corte d’appello chiamata a dirimere una questione che intreccia giurisprudenza, interpretazione normativa e diritti civili.

Redazione

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