Nuovi sviluppi nell’inchiesta della Guardia di Finanza coordinata dalla Procura di Catanzaro, che coinvolge la Regione Calabria e alcuni suoi rappresentanti. Quattro persone sono state indagate per peculato, accusate di aver percepito compensi pubblici senza fornire alcuna prestazione effettiva. La vicenda ruota attorno agli incarichi di consulenza assegnati nella struttura di Catanzaro del sub commissario nazionale alla Depurazione, Antonino Daffinà, esponente di Forza Italia e figura di spicco della politica calabrese.
I nuovi indagati sono: Antonino Daffinà, 63 anni, di Vibo Valentia, già noto per altri coinvolgimenti in ambito politico, Veronica Rigoni, 35 anni, segretaria particolare del presidente della Giunta regionale, Roberto Occhiuto; Giulio Nardo, 61 anni, professore di procedura civile all’Università della Calabria; e Tonino Fortuna, 47 anni, giornalista di Stefanaconi (Vibo Valentia). Tutti sono accusati di aver ricevuto ingenti somme di denaro per incarichi di consulenza in digitalizzazione e comunicazione istituzionale senza aver svolto alcuna attività effettiva in tal senso.
L’inchiesta si è avvalsa di intercettazioni ambientali e telefoniche che hanno portato al sequestro di dispositivi elettronici, tra cui computer e telefoni, in uso a Daffinà e Fortuna. Gli inquirenti sostengono che Daffinà si sarebbe appropriato di fondi pubblici, facilitando il pagamento di compensi non dovuti ai consulenti coinvolti. Un altro filone della stessa indagine aveva già visto Daffinà indagato per corruzione e turbativa d’asta in relazione alla proroga della nomina di Alfonsino Grillo, ex consigliere regionale, come commissario del Parco Naturale delle Serre.
Il caso solleva interrogativi sull’uso delle risorse pubbliche e sull’efficacia delle politiche regionali, con particolare attenzione alla trasparenza nella gestione delle consulenze e degli incarichi pubblici.
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