Occhiuto si difende a Quarta Repubblica e accusa la stampa: «Non sapevo nulla»

Il presidente della Calabria si è affidato al programma di Nicola Porro per rispondere alle accuse e difendere la propria integrità politica, contestando la narrativa costruita dal quotidiano Domani

Roberto Occhiuto ha scelto le telecamere di Quarta Repubblica, su Rete 4, per replicare alle accuse emerse nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria che lo vede coinvolto. Durante un intervento di circa quindici minuti, il presidente della Regione Calabria ha espresso il proprio rammarico per come la vicenda sta influenzando la percezione pubblica su di lui e sulla regione che amministra.

Occhiuto ha spiegato di aver chiesto di essere interrogato dai magistrati, ma di aver ricevuto un rifiuto motivato dalla presenza di indagini in corso. «Ho rinunciato alle mie garanzie, voglio essere ascoltato, anche al buio. Voglio solo chiarire, spiegare», ha affermato. Il governatore ha sostenuto di aver sempre agito nel rispetto dei principi di lealtà e trasparenza, criticando la narrazione veicolata da alcuni organi di stampa, in particolare dal quotidiano Domani, definito «il cancelliere del Tribunale».

Secondo Occhiuto, le informazioni pubblicate dal giornale erano dettagliate e costanti, nonostante lui stesso non fosse a conoscenza delle accuse a suo carico. «Ogni giorno leggevo sul giornale accuse nuove, mentre io non sapevo ancora nulla ufficialmente», ha spiegato, evidenziando la sproporzione mediatica rispetto ai fatti reali.

In merito alle accuse di corruzione, Occhiuto ha fornito la propria versione dei fatti: «Si parla di rapporti normali tra società private. A Paolo Posteraro, mio socio, non ho affidato alcun incarico. Mi si contesta che avrei beneficiato dell’uso di due automobili multate, e che in cambio lo avrei fatto nominare». La nomina in questione riguarderebbe un incarico affidato a Posteraro dalla compagna di Occhiuto, la sottosegretaria Matilde Siracusano, come capo dello staff.

Il governatore ha difeso la figura del socio, sottolineandone l’esperienza professionale: ex segretario di ministri, giornalista e autore televisivo, con un padre già vice segretario generale della Camera dei Deputati. Occhiuto ha poi ricordato la cessione delle sue quote societarie, motivata anche dalla sua intenzione di ricandidarsi: «Abbiamo definito un prezzo di 120 mila euro e una Smart. Sono disponibile a presentare una perizia per valutare la correttezza dell’operazione».

Nonostante non abbia parlato esplicitamente di complotti, Occhiuto ha espresso perplessità sulla tempistica e sulla modalità con cui l’inchiesta è stata divulgata, mettendo in dubbio la regolarità della fuga di notizie. Ha ribadito di voler collaborare con la magistratura, mantenendo fiducia nell’operato degli inquirenti, ma ha criticato il danno mediatico inflitto alla sua immagine.

Redazione

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