L’inchiesta della polizia di Cosenza, coordinata dal capo della Procura Vincenzo Capomolla, ha portato alla notifica di otto misure cautelari nei confronti di soggetti coinvolti in un vasto giro di spaccio di stupefacenti, estorsioni e violenze. Gli indagati, tutti appartenenti a diverse località tra Cosenza e l’hinterland, sono accusati di traffico di marijuana, hascìsc e cocaina, con alcuni di loro che dovranno rispondere anche di estorsione.
Le misure cautelari sono state eseguite dai poliziotti della squadra mobile, diretti dal vicequestore Gianni Albano, e riguardano principalmente Carlo Bruno (32 anni, Cosenza), Davide Aiello (62 anni, Rende), Piero Fortino (34 anni, Rende), Ettore Torchiaro (46 anni, Castrolibero), Giovanna Gervasi (56 anni) e il figlio Federico De Rango (22 anni, Marano Principato). Ma alcuni di loro sono anche stati trovati con quantitativi minimi, per uso personale. Altri due indagati, Roberto Casciaro (43 anni, Cosenza) e Alessandro Cinerari (42 anni, San Lucido), dovranno invece presentarsi alla polizia giudiziaria.
Un giro di spaccio e violenze tra Cosenza e provincia
L’indagine, che è partita negli ultimi mesi del 2023, ha permesso agli inquirenti di ricostruire una rete di rapporti complessi tra gli otto indagati. Non solo traffico di droga, ma anche estorsioni che, in alcuni casi, si sono trasformate in azioni punitive violente. Un episodio emblematico di questa tensione tra gli indagati è l’aggressione a Federico De Rango, avvenuta a Castrolibero, nei pressi di un negozio di “erba light”. Le indagini hanno svelato che il pestaggio era stato organizzato da uno degli indagati, come rivelato da una telefonata intercettata.
Tecniche investigative e precauzioni degli indagati
Per mesi, i poliziotti hanno monitorato il gruppo attraverso pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, riuscendo a raccogliere prove concrete. Alcuni degli indagati, forse intuendo che fossero sotto osservazione, hanno cercato di adottare precauzioni per evitare di essere scoperti. A partire da un certo momento, hanno infatti cominciato a usare WhatsApp anche per le loro conversazioni telefoniche, cercando di cifrare i messaggi. Tuttavia, non hanno preso in considerazione che le auto su cui viaggiavano erano monitorate dalle forze dell’ordine, che sono riuscite a seguire ogni loro movimento.
Un esempio curioso della loro strategia comunicativa è stato l’uso di codici: per indicare la marijuana, ad esempio, si parlava di “busta di Maria”, ma questo non è bastato a sfuggire agli occhi vigili degli investigatori.
Sequestro di stupefacenti e arma da fuoco
Nel corso delle operazioni, gli agenti hanno sequestrato un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti, tra cui 30 kg di hashish, oltre 3 kg di marijuana, circa 400 grammi di cocaina, e una pistola con matricola abrasa, indice di attività criminosa ben radicata. Il sequestro delle sostanze rappresenta un colpo significativo contro il traffico di droga nella regione, ma le indagini non sono concluse e potrebbero portare a nuovi sviluppi.
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