Il Partito Democratico di Cosenza è alle prese con una difficile partita congressuale, segnata da tensioni interne, rinvii e candidature incerte. L’obiettivo dichiarato è individuare una figura capace di unificare le varie anime del partito, ma il clima resta tutt’altro che sereno. Le fratture tra correnti e le recriminazioni sulle recenti sconfitte elettorali alimentano un confronto sempre più aspro.
La commissione regionale per il congresso ha ufficializzato il rinvio delle elezioni provinciali originariamente previste per metà giugno, a causa della coincidenza con il referendum dell’8-9 giugno e il ballottaggio a Lamezia Terme. Le nuove date fissano le riunioni di Circolo per il 27, 28 e 29 giugno, con la presentazione delle candidature spostata al 13 giugno. Le liste per le assemblee provinciali, invece, dovranno essere depositate entro il 20 giugno.
Il Pd locale, dunque, avrà ancora qualche settimana per tentare di costruire una candidatura unitaria, ma il compito si annuncia tutt’altro che semplice. L’ex segretario provinciale Vittorio Pecoraro non sembra intenzionato a ricandidarsi, mentre prende corpo — anche se senza conferme ufficiali — l’ipotesi di Giuseppe Mazzuca, attuale presidente del Consiglio comunale di Cosenza, che si è recentemente dimesso dalla presidenza della commissione congressuale, sostituito da Salvatore Giorno.
Sul fronte della minoranza interna, il movimento Democratici per la Calabria, che vede tra i protagonisti Giacomo Mancini, Elio Bozzo e Sergio De Simone, sta raccogliendo le firme per presentare un proprio candidato. La scelta definitiva dovrebbe arrivare a breve, aumentando il rischio di una competizione interna.
A criticare con durezza la gestione del partito è anche l’associazione Controcorrente, guidata da Antonio Tursi, che ha preso spunto dalla sconfitta subita dal Pd alle amministrative di Rende per denunciare la mancanza di partecipazione e trasparenza: «Nessuna assemblea degli iscritti da anni. La democrazia interna resta un’illusione».
Sulla stessa lunghezza d’onda, Tonino Simone, dell’associazione Città & Futuro, parla dell’ennesima débâcle alle urne, attribuendola a “errori strategici” e all’“inamovibilità del gruppo dirigente”. Per Simone, la crisi è profonda e strutturale, figlia di un vuoto di idee e di un partito ridotto a residuale forza politica.
Il rischio, secondo diversi osservatori interni, è che se non si troverà un’intesa politica ampia, la segreteria provinciale venga decisa direttamente da Roma, ipotesi già evocata da alcuni come “l’ennesima imposizione calata dall’alto”, che aggraverebbe ulteriormente il malcontento tra i militanti.
In attesa che si chiarisca il quadro delle candidature, la base del Pd cosentino appare disorientata, tra accuse reciproche e pressioni sempre più forti per un vero rinnovamento. Se nei prossimi giorni non si troverà la “quadra”, il congresso rischia di trasformarsi nell’ennesima occasione mancata per una rigenerazione reale del partito in provincia di Cosenza.
Seguici su
Aggiungi cosenzatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.