Nel nostro Paese, la quasi totalità delle cure odontoiatriche viene erogata dal settore privato, con costi spesso proibitivi per molte famiglie. A pagarne le conseguenze sono soprattutto i più piccoli: circa 1,35 milioni di bambini non sono mai stati visitati da un dentista. Lo ha denunciato Raoul D’Alessio, coordinatore delle presidenze regionali del Sindacato unitario specialistico ortognatodontico italiano (Suso), evidenziando una criticità che coinvolge anche la Calabria e l’area urbana di Cosenza.
La situazione calabrese riflette un disagio più ampio: una famiglia su dieci spende ogni mese oltre il 20% del proprio budget per cure mediche, superando quella soglia che l’Organizzazione mondiale della sanità definisce come “spesa medica catastrofica”, in grado di far precipitare interi nuclei sotto la soglia della povertà relativa.
A Cosenza, la fondazione “Casa San Francesco d’Assisi” opera come punto di riferimento per chi non può permettersi cure mediche specialistiche, in particolare nel campo dell’odontoiatria. La struttura offre servizi attraverso la “Casa della salute Carlo Acutis”, dove ventidue medici e operatori volontari hanno garantito, solo nel 2024, 7.830 prestazioni a fronte di 870 accessi. I beneficiari non sono più solo stranieri o persone emarginate, ma anche un numero crescente di italiani, spesso colpiti da gravi patologie.
Le cure dentistiche, per bambini e adulti, rappresentano la richiesta più frequente, segno di un bisogno rimasto troppo a lungo ignorato dalle politiche sanitarie pubbliche. L’assistenza fornita da questa rete di volontari rappresenta una risposta concreta al fallimento strutturale del sistema di sanità pubblica in questo settore, dove la prevenzione e la cura diventano un lusso.
Pasquale Perri, direttore della fondazione, ha denunciato il peggioramento delle condizioni generali: sette persone sono decedute nel 2024 all’interno della struttura, nonostante non si tratti di un hospice o di un ospedale, ma di un centro di accoglienza. Questi numeri raccontano la fragilità crescente di una “città invisibile”, fatta di persone che cercano nella mensa, nell’assistenza medica e nell’accoglienza, un’àncora di salvezza contro il naufragio sociale.
Il caso calabrese è esemplare di una tendenza nazionale che vede una sanità sempre più privatizzata ed esclusiva, lasciando milioni di cittadini senza accesso ai servizi essenziali. La richiesta di un sistema più equo e universale non è più rinviabile, soprattutto in settori cruciali come quello odontoiatrico, dove le conseguenze delle mancate cure incidono sulla salute globale della popolazione.
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