La vertenza dei tirocinanti d’inclusione sociale in Calabria continua a registrare impasse, nonostante l’ultimo incontro tenutosi alla Cittadella con l’Anci regionale. Le novità emerse non risultano risolutive, lasciando ancora in sospeso la stabilizzazione di centinaia di lavoratori precari.
Durante il confronto, la Regione ha confermato l’intenzione di avviare lo “scivolo pensionistico” per gli over 60 appartenenti al bacino, come forma di alleggerimento del numero complessivo dei tirocinanti. Parallelamente, ha annunciato un incremento delle risorse economiche destinate alla stabilizzazione: il contributo una tantum passerà da 40mila a 45mila euro per ciascun lavoratore, da distribuire fino al 2029 come copertura degli stipendi.
Tuttavia, non sono previste ulteriori proroghe per i contratti in scadenza a novembre, rendendo la situazione ancora più urgente. Il nodo principale resta la scarsa partecipazione degli enti locali alla piattaforma regionale, predisposta proprio per facilitare il processo di stabilizzazione. Ad oggi, solo poche decine di Comuni calabresi hanno aderito, segno di un limitato coinvolgimento a livello territoriale.
L’Anci Calabria ha annunciato un’intensificazione dell’impegno per promuovere la partecipazione, sottolineando che anche altre amministrazioni pubbliche potrebbero intervenire, grazie a modifiche legislative previste nell’ultima legge di Bilancio. Tuttavia, resta da vedere se ciò basterà a superare l’attuale fase di stallo.
Una nuova proroga dell’apertura della piattaforma, decisa dalla Regione, ha suscitato forti critiche da parte della Nidil Cgil. Secondo il sindacato, il primo rinvio – dal 22 al 31 maggio – aveva una logica tecnica, legata all’adeguamento dei Comuni rispetto all’aumento del contributo regionale (da 25mila a 40mila euro, distribuiti in quattro anni). Ma il secondo slittamento, che sposta la scadenza al 15 giugno, viene giudicato privo di motivazioni concrete.
Per il sindacato, i Comuni realmente interessati alla stabilizzazione hanno già manifestato la propria volontà, mentre quelli che non intendono procedere stanno solo rinviando una scelta già maturata. Inoltre, la misura pensionistica per gli over 60 – seppur utile a ridurre numericamente il bacino – non rappresenta una soluzione strutturale al problema della precarietà, che continua a colpire una vasta fascia di lavoratori calabresi.
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