Le Province calabresi si sollevano contro i tagli ai fondi per la manutenzione delle strade, decisi dal Ministero delle Infrastrutture. Le risorse, inizialmente stanziate per la messa in sicurezza e il ripristino delle arterie provinciali, sono state fortemente ridimensionate dalla recente Manovra e dal Decreto Milleproroghe.
La decurtazione per il biennio 2025-2026 è del 70% a livello nazionale: dei 500 milioni di euro inizialmente previsti, ben 385 milioni sono stati sottratti, lasciando solo 165 milioni per Province e Città metropolitane. Si tratta di fondi destinati a interventi cruciali come asfaltature, barriere paramassi, segnaletica, manutenzione di ponti, viadotti e gallerie, che oggi risultano fortemente compromessi.
In Calabria, il danno è concreto e misurabile: su 25,8 milioni assegnati, ne rimangono solo 18, con una perdita netta di circa 8 milioni di euro. Questi tagli incidono su una rete viaria fragile e già carente, che collega i piccoli centri della regione e rappresenta un’infrastruttura vitale per la mobilità locale.
Dure le reazioni dal territorio, a partire dal segretario regionale del Partito Democratico, Nicola Irto, che denuncia: «Il ministro Salvini condanna territori già fragili all’isolamento e al rischio. Invece di intervenire sulla rete esistente, si preferisce destinare miliardi al Ponte sullo Stretto, un’opera fumosa e utile solo alla propaganda». Sulla stessa linea anche il deputato calabrese del M5S Riccardo Tucci, che ha portato la questione alla Camera.
Il Ministero delle Infrastrutture ha replicato negando il collegamento diretto tra i tagli e il Ponte sullo Stretto, precisando attraverso una nota che la rimodulazione dei fondi “non ha riguardato in alcun modo il progetto del Ponte”. In serata, è intervenuto anche il ministro Matteo Salvini, chiarendo che “una parte dei fondi tagliati sarà destinata a Genova, per coprire i maggiori costi del Terzo valico e di altre opere infrastrutturali”.
Resta tuttavia l’amarezza di amministratori locali e cittadini calabresi, che vedono compromesse le possibilità di rendere più sicure le strade che percorrono ogni giorno. La sensazione diffusa è quella di un abbandono sistematico dei territori periferici, penalizzati rispetto ad altre grandi opere infrastrutturali di rilievo nazionale.
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