La riforma sull’accesso ai corsi di laurea in Medicina, che prevede l’abolizione del test d’ingresso iniziale a partire dall’anno accademico 2025/2026, continua a suscitare forti divisioni. Se da una parte il governo parla di una “rivoluzione” nell’educazione universitaria, dall’altra le università, specialmente in Calabria, si mostrano scettiche riguardo alle reali implicazioni di tale cambiamento. Il Ministero dell’Università, guidato da Anna Maria Bernini, ha infatti proposto un decreto legislativo che modifica l’accesso a corsi come Medicina, Odontoiatria e Veterinaria, ma l’accoglienza da parte degli atenei è stata fredda, e le preoccupazioni sono molte.
La Conferenza dei rettori italiani ha espresso perplessità sulla riforma, e Giovanni Cuda, rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, ha manifestato un evidente scetticismo riguardo a una riforma che presenta “aspetti non proprio chiari”. Il nodo centrale riguarda la gestione di un numero potenzialmente elevato di iscritti, con una selezione che avviene non più attraverso un test iniziale, ma al termine di un “semestre filtro”, un periodo di studio che non esclude la necessità di un esame finale.
La nuova selezione: un semestre filtro con graduatoria nazionale
A partire dal prossimo anno accademico, gli studenti non dovranno più affrontare il test d’ingresso per accedere ai corsi di Medicina, ma avranno la possibilità di iscriversi direttamente al primo semestre. Questo periodo, tuttavia, non sarà privo di selezione: al termine del semestre, che in pratica corrisponde a un trimestre, gli studenti dovranno aver superato tutti gli esami previsti e trovarsi in una posizione utile nella graduatoria di merito nazionale per poter proseguire con il secondo semestre. Questo nuovo sistema non elimina la selezione, ma piuttosto la rimanda, sollevando interrogativi sulla gestione del numero di studenti ammessi in relazione ai posti disponibili.
Critiche sui numeri e sulla qualità della formazione
Una delle preoccupazioni principali riguarda la gestione dei numeri. Secondo Giovanni Cuda, le università, tra cui quella di Catanzaro, continueranno ad avere un numero limitato di posti disponibili, stabilito dai Ministeri dell’Università e della Salute, che tiene conto delle richieste regionali. Il rettore Cuda sottolinea che, nonostante il numero di posti assegnati per l’anno accademico resti invariato, le università potrebbero trovarsi a dover gestire più di mille studenti durante il semestre filtro, con ripercussioni sulla qualità della formazione a causa della carenza di spazi e docenti. Cuda ha inoltre sollevato il dubbio su come possa essere garantita l’uniformità nella valutazione degli studenti, considerando la possibilità che vengano esaminati da diverse commissioni.
Un altro punto critico è legato alla possibilità di applicare modalità didattiche alternative, come la didattica a distanza, per far fronte all’afflusso di studenti. Tuttavia, l’efficacia di queste soluzioni rimane incerta.
L’incognita della selezione e delle iscrizioni sovrannumerarie
Una delle implicazioni più rilevanti della riforma riguarda gli studenti che non supereranno la selezione al termine del semestre filtro. Le stime indicano che oltre il 60% degli studenti non riusciranno a proseguire nel corso di studi scelto. Questi studenti potranno iscriversi a un altro corso di laurea, con il riconoscimento dei crediti acquisiti, o scegliere un altro percorso universitario. Tuttavia, la possibilità che oltre metà degli studenti non possa accedere al corso di Medicina fa sorgere preoccupazioni sul sistema di selezione e sulle opportunità effettive per i giovani.
Le riflessioni degli atenei calabresi
Le preoccupazioni sono condivise anche da Nicola Leone, rettore dell’Università della Calabria (Unical) di Cosenza, che ha definito il giudizio sulla riforma “sospeso”, in attesa di ulteriori dettagli sui decreti attuativi. Leone ha espresso dubbi sui numeri che il semestre filtro porterà, suggerendo che potrebbero rendersi necessarie modalità di didattica a distanza, con il rischio di abbassare la qualità della formazione. Per questo motivo, Unical sta valutando l’idea di organizzare un semestre comune tra Medicina e altri corsi di laurea, come Biologia o Farmacia, per ottimizzare l’uso delle risorse didattiche e ridurre l’impatto del grande numero di studenti.
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