La Chiesa in uscita: il messaggio di monsignor Checchinato all’UniCal

L'arcivescovo di Cosenza-Bisignano ha affrontato il tema all'Università della Calabria dal corso di Pedagogia dell'Antimafia: «La Chiesa deve essere testimone di giustizia, libertà e pace»

La Chiesa non esiste per sé stessa, ma per essere testimone e promotrice di esperienze che valorizzano la persona nella sua interezza. È con queste parole che monsignor Giovanni Checchinato, arcivescovo di Cosenza-Bisignano, ha affrontato il tema della Chiesa in uscita durante un incontro organizzato all’Università della Calabria dal corso di Pedagogia dell’Antimafia.

L’evento ha visto la partecipazione di 130 studenti e studentesse di Scienze dell’Educazione, che hanno ascoltato il presule discutere di guerre, migrazioni, disuguaglianze sociali e lotta alle mafie. Monsignor Checchinato ha sottolineato come la guerra non sia mai una soluzione e che la pace debba essere perseguita con ogni mezzo. Ha poi ricordato l’impegno pacifista di don Tonino Bello, il “vescovo degli Ultimi”, che nel 1992 si recò a Sarajevo durante l’assedio serbo, nonostante le sue condizioni di salute precarie.

Secondo l’arcivescovo, il compito dei cristiani è quello di favorire la libertà autentica delle persone, creando una società basata su accoglienza, dignità e giustizia. La Chiesa è in uscita quando si impegna concretamente per realizzare il Regno di Dio, ovvero un mondo fondato su pace, rispetto e uguaglianza.

Il dramma dei migranti è stato un altro punto centrale del dibattito. Monsignor Checchinato ha denunciato le morti nel Mediterraneo di coloro che fuggono da guerre e povertà, sottolineando come molte delle zone da cui provengono siano stato depredate dall’Occidente. Davanti a queste tragedie, la Chiesa non può restare in silenzio: il suo ruolo è quello di essere testimone attivo di giustizia, libertà e pace.

Nel corso dell’incontro è emerso anche il valore della pedagogia della cura e della responsabilità, concetti incarnati dall’insegnamento di don Lorenzo Milani, il cui celebre motto “I Care” rappresenta un modello educativo inclusivo e solidale, rivolto soprattutto agli Ultimi, agli invisibili e ai senza storia.

L’incontro è stato introdotto dal professore Francesco Altimari, fondatore del dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione dell’UniCal, e ha visto gli interventi di Valentina Serianni, educatrice professionale, e Mario Caligiuri, docente di Pedagogia della Comunicazione. Il dibattito è stato coordinato da Giancarlo Costabile, docente di Pedagogia dell’Antimafia, che ha evidenziato l’importanza di una pedagogia della relazione e della prossimità per contrastare ogni forma di sopraffazione e discriminazione.

Redazione

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