Calabria Film Commission: polemiche sulla gestione e nomine contestate

I capigruppo di minoranza denunciano assunti poco trasparenti e compensi sproporzionati

La gestione della Calabria Film Commission è al centro di un acceso dibattito politico. I capigruppo di minoranza Davide Tavernise (M5S), Mimmo Bevacqua (Pd) e Antonio Lo Schiavo (Misto) hanno espresso forti preoccupazioni riguardo alla trasparenza e all’efficienza dell’ente, nato con l’obiettivo di promuovere il settore audiovisivo in Calabria, ma che oggi appare sempre più uno strumento di spartizione politica.

Secondo le recenti rivelazioni della stampa locale, all’interno dell’ente si sarebbe creato un sistema di nomine e assunzioni basato sulla fedeltà politica, piuttosto che sulle reali competenze dei candidati. Tra le scelte più controverse figurano un dietista per l’ufficio stampa e uno skipper per la gestione dei social media, ruoli che sollevano dubbi sulla coerenza delle selezioni rispetto alle necessità dell’ente.

Oltre alla scarsa meritocrazia, i capigruppo di minoranza puntano il dito anche contro i compensi elevati di alcuni incarichi. Tra gli esempi citati, un fotoreporter con un contratto da 36mila euro e un project manager retribuito da 60mila euro, senza che siano stati effettuati bandi pubblici o verifiche sui curricula. Questa modalità di gestione, sostiene le opposizioni, manca di trasparenza e danneggia il settore culturale calabrese, sottraendo risorse a progetti che potrebbero effettivamente valorizzare i talenti locali e attrarre investimenti.

Un altro punto critico evidenziato riguarda la presenza di consulenti vicini al governo regionale, tra cui un professionista legato al presidente Roberto Occhiuto. Per i rappresentanti della minoranza, questa prassi è un segnale evidente di una gestione politicizzata, che distoglie la Film Commission dalla sua missione originaria.

I capigruppo concludono con un appello affinché la Calabria possa avere una politica culturale più trasparente ed efficace, basata sul merito e non sulla spartizione di incarichi . “La regione ha bisogno di valorizzare le sue risorse nel settore audiovisivo, non di un sistema che premia la fedeltà politica a discapito della qualità e dello sviluppo culturale”, sottolineano i rappresentanti dell’opposizione.

Redazione

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