Si è conclusa l’indagine avviata dalla Procura di Cosenza su un presunto traffico illecito di smartphone e schede SIM all’interno del carcere “Sergio Cosmai” di via Popilia. Nove persone, accusate a vario titolo di aver favorito l’ingresso clandestino dei dispositivi per consentire ai detenuti di comunicare con l’esterno, hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Il provvedimento, firmato dal sostituto procuratore Domenico Frascino, è stato notificato nei giorni scorsi.
L’inchiesta e gli indagati
Le persone coinvolte nell’indagine sono Fabio Russo, Michele De Vuono, Massimiliano Presta, Luca Retek, Marcello Passalacqua, Enzo Bertocco, Luigi Spagnolo, Daniela Mira Rostas e Carlo Migliori. Gli investigatori hanno ricostruito l’attività di una rete di presunti fiancheggiatori, che, sfruttando il proprio ruolo, sarebbero riusciti a far entrare telefoni e schede SIM all’interno della struttura penitenziaria.
Le SIM, secondo quanto emerso, risultavano intestate a persone fittizie, probabilmente ignare di tutto, permettendo così ai detenuti di effettuare chiamate senza lasciare tracce dirette. L’operazione investigativa, condotta attraverso pedinamenti e intercettazioni, ha permesso di individuare il presunto sistema illecito e di raccogliere elementi utili all’accusa.
Misure cautelari e prossimi passi giudiziari
L’inchiesta, sviluppatasi tra gennaio e febbraio dello scorso anno, ha portato inizialmente all’esecuzione di nove misure cautelari nei confronti degli indagati. Nei giorni scorsi, il fascicolo investigativo è stato formalmente chiuso e notificato agli interessati, i quali avranno ora venti giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati. Successivamente, la Procura valuterà se richiedere il rinvio a giudizio.
Un problema ricorrente nelle carceri
L’introduzione illecita di telefoni cellulari e altre forme di contrabbando all’interno delle strutture penitenziarie non è un fenomeno nuovo. Il carcere di Cosenza, in particolare, è già stato oggetto in passato di altre indagini riguardanti non solo l’uso di telefoni ma anche il traffico di sostanze stupefacenti destinate ai detenuti. Questo caso conferma l’esistenza di complicità tra interno ed esterno delle mura carcerarie, un problema su cui le autorità continuano a mantenere alta l’attenzione.
Il prossimo passo sarà l’eventuale processo, che potrebbe fare ulteriore luce su modalità, responsabilità e coinvolgimenti in questa vicenda.
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