Gli avvocati Chiara Penna e Paolo Pisani, che rappresentano i genitori della piccola Sofia, hanno ufficiale diffidato la clinica Sacro Cuore, dove la neonata è stata rapita lo scorso 21 gennaio da Rosa Vespa. I legali si dicono pronti ad agire per vie legali, valutando ulteriori integrazioni di querela per accertare eventuali responsabilità della struttura sanitaria privata.
La donna accusata del sequestro, attualmente in carcere dopo aver confessato il reato, sarebbe entrata più volte nella clinica senza essere sottoposta a controlli, sollevando dubbi sulle misure di sicurezza adottate. La struttura, tuttavia, sostiene che l’ingresso della Vespa sia avvenuto esclusivamente negli orari di visita consentiti .
Nessuna comunicazione ufficiale alla famiglia
L’avvocata Chiara Penna ha sottolineato come la clinica non abbia ancora fornito alcuna spiegazione ufficiale né manifestato vicinanza alla famiglia della neonata. “La madre di Sofia non ha ricevuto scuse da nessuno”, ha dichiarato, aggiungendo che anche l’indagata non ha mai espresso comportando alcuna forma di rammarico o solidarietà verso i genitori.
I familiari della bambina, provati dalla vicenda, hanno deciso di non esporsi ulteriormente, affidandosi totalmente ai legali. “Il nostro compito non è solo difenderli, ma anche proteggerli”, ha aggiunto l’avvocata, ribadendo che si agirà sia in sede civile che penale per tutelare i loro diritti nei confronti di tutti i soggetti coinvolti.
Carenze nella sicurezza e possibili responsabilità della clinica
Il punto centrale della strategia legale è l’omessa custodia e vigilanza dei pazienti , con particolare riferimento ai neonati. Il rapimento ha messo in evidenza gravi falle nei sistemi di sicurezza della clinica , che avrebbero dovuto impedire l’accesso non autorizzato e proteggere i degenti ei loro familiari.
I legali non escludono ulteriori sviluppi: sono in corso indagini difensive, il cui esito potrebbe portare a nuove azioni giudiziarie nei confronti della struttura sanitaria. Sarà il sostituto procuratore Antonio Tridico, incaricato del caso, a valutare eventuali profili di responsabilità penale a seguito degli accertamenti in corso.
Il marito della sequestratrice scarcerato
Un altro aspetto della vicenda riguarda Omogo Moses, marito di Rosa Vespa, inizialmente arrestato ma poi scarcerato dal Giudice per le indagini preliminari, che ha ritenuto non fosse a conoscenza del piano della moglie. La sua posizione, dunque, è stata chiarita, mentre resta da accertare se altre persone hanno avuto un ruolo nel rapimento.
La vicenda continua a tenere alta l’attenzione sull’importanza della sicurezza nelle strutture sanitarie, soprattutto nei reparti che ospitano pazienti vulnerabili come i neonati. Gli sviluppi delle indagini determineranno se vi saranno responsabilità dirette della clinica Sacro Cuore e quali conseguenze giuridiche ne deriveranno.
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