Preoccupazione dei sindaci calabresi: rischio per i servizi essenziali

Le amministrazioni locali temono difficoltà finanziarie nonostante i fondi previsti dalla legge di Bilancio 2025. I primi cittadini chiedono interventi strutturali per garantire la tenuta economica dei Comuni

Cresce la preoccupazione tra i sindaci calabresi per la tenuta finanziaria delle amministrazioni locali, nonostante il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, abbia annunciato 310 milioni di euro per il comparto comunale, distribuiti gradualmente dal 2025 al 2030. Tuttavia, secondo molti amministratori locali, questi fondi rischiano di essere insufficienti per compensare i tagli e gli accantonamenti obbligatori previsti tra il 2024 e il 2025, che superano i 2 miliardi di euro nel quinquennio successivo.

A lanciare l’allarme è Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell’Anci nazionale, che evidenzia il pericolo di una drastica riduzione della spesa reale corrente dei Comuni. La saturazione della capacità fiscale locale potrebbe infatti impedire alle amministrazioni di mantenere il livello attuale dei servizi essenziali. Per questo motivo, Manfredi sottolinea l’importanza di una riforma della tassazione, non a livello locale – già molto elevata – ma attraverso un sistema fiscale più equo e organizzato a livello nazionale.

Sulla stessa linea si colloca Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria, che critica la strategia del governo sulla spesa pubblica. Secondo il primo cittadino, con questi presupposti, i Comuni rischiano di non poter garantire nemmeno i livelli minimi essenziali dei servizi attualmente erogati. I fondi previsti nella legge di Bilancio 2025 vengono definiti “briciole”, insufficienti a compensare i tagli ai trasferimenti statali, che incidono pesantemente sui bilanci comunali già in difficoltà.

Falcomatà richiama inoltre l’articolo 53 della Costituzione, ribadendo la necessità di preservare i principi di progressività del sistema tributario. Il sindaco di Reggio Calabria chiede un maggiore coinvolgimento del governo nel sostenere i Comuni, avviando un dialogo costruttivo con gli amministratori locali per definire un sistema di fiscalità più equo e sostenibile. Il rischio, secondo Falcomatà, è che il governo abbassi le tasse a livello nazionale, mentre i Comuni siano costretti ad aumentarle, creando un pericoloso cortocircuito politico ed economico.

In questo contesto, emerge con forza il tema della compartecipazione fiscale tra Stato e Comuni, sollevato dal presidente Manfredi. Un riequilibrio del sistema tributario diventa, quindi, una questione centrale per la sostenibilità finanziaria delle amministrazioni locali e la garanzia dei servizi essenziali ai cittadini.

Redazione

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