Condannato per maltrattamenti: 3 anni di reclusione per un uomo di Corigliano Rossano

Confermata dalla Cassazione la condanna per violenze domestiche durate oltre un decennio

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa e ha confermato la condanna definitiva a 3 anni di reclusione per un uomo di Corigliano Rossano, accusato di maltrattamenti in famiglia. La sentenza, che ribadisce quanto già stabilito in primo grado e in Appello, mette la parola fine a una vicenda di violenze consumate per oltre dieci anni tra le mura domestiche.

Una lunga storia di violenza interrotta dal coraggio della figlia

La vittima principale di questa dolorosa vicenda è la moglie dell’uomo, che ha subito vessazioni e abusi sotto gli occhi dei tre figli minori della coppia. Il coraggio della figlia maggiore è stato cruciale: la giovane, sopraffatta dalla paura ma determinata a fermare la spirale di violenza, ha chiamato la polizia durante un’ennesima aggressione.

L’intervento delle forze dell’ordine ha permesso di salvare la donna, che dopo il ricovero in ospedale ha trovato la forza di denunciare il marito. Decisivo è stato il pronto intervento degli agenti del commissariato di pubblica sicurezza di Corigliano Rossano, che, giunti immediatamente sul posto, hanno bloccato l’uomo e posto fine alla sua azione violenta.

Misure cautelari e processo rapido grazie al “codice rosso”

Dopo l’arresto, il giudice ha applicato all’uomo misure cautelari, tra cui l’allontanamento dalla casa coniugale e il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla moglie. La donna, assistita dall’avvocato Massimo Ruffo, si è costituita parte civile durante il processo, ottenendo giustizia grazie alla conferma della sentenza in ogni grado di giudizio.

Il caso rappresenta un esempio positivo dell’applicazione del “codice rosso”, che ha accelerato l’iter giudiziario. La vicenda risale all’ottobre del 2019, mentre la sentenza di primo grado era arrivata già nel 2020, a un anno esatto dai fatti, nonostante i ritardi causati dalla pandemia. La sentenza d’Appello, invece, è stata emessa nel gennaio 2023, e ora la Cassazione ha posto termine al procedimento.

Redazione

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