Nonostante le richieste e l’intervento della Prefettura, il Comune di Cosenza non ha ancora fornito risposte concrete per risolvere la crisi degli asili nido. La situazione rischia di compromettere la continuità del servizio, con gravi ripercussioni su lavoratrici e famiglie.
Le lavoratrici degli asili nido di Cosenza e le loro famiglie continuano a vivere nell’incertezza. Malgrado l’intervento della Prefettura, che ha chiesto al Comune di organizzare un incontro con il Sindaco per trovare una soluzione, nessuna azione concreta è stata ancora messa in atto. La preoccupazione maggiore è che il servizio possa subire una nuova sospensione, lasciando le educatrici e i bambini senza risposte.
Secondo l’Unione Sindacale di Base (USB), la responsabilità di questa situazione è da attribuire ai continui ritardi tecnici del Comune. Questa disorganizzazione ha già comportato la perdita dei primi quindici giorni di settembre, creando disagi per le famiglie che si affidano alle strutture comunali. Molte di loro stanno già cercando alternative nel settore privato, perdendo fiducia in un servizio che fino a oggi aveva mantenuto un’ottima reputazione grazie al lavoro delle educatrici.
La USB ricorda come, durante la campagna elettorale, il sindaco Franz Caruso avesse promesso una maggiore trasparenza e l’impegno a risolvere i problemi ereditati dalla precedente amministrazione. Tuttavia, quelle promesse non sono state mantenute, lasciando irrisolti i problemi strutturali che continuano a danneggiare la comunità. Le educatrici, già soggette a contratti precari e con poche ore di lavoro (appena 17,5 ore settimanali), si trovano in una condizione economica insostenibile, in un contesto di crescente inflazione e aumento del costo della vita.
Le preoccupazioni riguardano anche il nuovo bando di gestione del servizio, che tarda a essere pubblicato e di cui non sono chiari i contenuti. Non è certo se il Comune accoglierà le richieste delle operatrici per un aumento delle ore lavorative e un miglioramento delle loro condizioni contrattuali. L’incertezza lavorativa non solo mina la stabilità delle educatrici, ma mette a rischio la qualità del servizio per oltre 100 bambini.
Secondo USB, la situazione è aggravata dall’immobilismo politico del Comune, che non ha cercato nuovi fondi dalla Regione, dallo Stato o dall’Unione Europea per migliorare il servizio e sostenere le lavoratrici. Nonostante si parli costantemente di difesa dei diritti dei lavoratori, mancano azioni concrete per risolvere la crisi. Il Comune continua a giustificare i suoi fallimenti dietro il dissesto finanziario, ma per USB è inaccettabile che le responsabilità della cattiva gestione economica ricadano sulle lavoratrici, che garantiscono un servizio pubblico essenziale.
L’aumento degli stipendi per il sindaco e i membri della giunta comunale, che vedranno i propri compensi quasi raddoppiare entro il 2024, rappresenta un ulteriore motivo di scontento. Mentre le educatrici lottano per salari dignitosi, il primo cittadino vedrà la sua indennità salire dagli attuali 4.830 euro mensili a 9.660 euro. USB denuncia come questa discrepanza metta in luce le priorità del Comune, che sembra più interessato al benessere dei propri amministratori che a quello delle lavoratrici e delle famiglie.
Se il Comune non risolverà la situazione, USB è pronta a intraprendere azioni più incisive per tutelare i diritti delle educatrici e garantire la continuità del servizio. La lotta non riguarda solo le condizioni di lavoro delle operatrici, ma anche il futuro degli asili nido e il diritto delle famiglie a un’educazione pubblica di qualità.