Fabio Coscarella, presidente del Rende Calcio, non usa mezzi termini nel commentare la decisione di revoca della concessione dello stadio Lorenzon. La triade commissariale, composta da Santi Giuffè, Rosa Correale e Michele Albertini, ha emesso un provvedimento che Coscarella ritiene illegittimo, come anche la sentenza del Tar che ha respinto il suo ricorso. Coscarella contesta che i giudici abbiano basato la loro decisione su un errore nella relazione prefettizia, che lo citava erroneamente come imputato nell’inchiesta Coffee Break.
Le ragioni di Fabio Coscarella
Fabio Coscarella sottolinea diversi errori nelle accuse mosse contro di lui. Secondo il presidente, nella relazione prefettizia che ha portato alla revoca della concessione, viene erroneamente indicato come imputato nell’inchiesta Coffee Break. Coscarella precisa che è stato assolto completamente nel 2012 e che la vicenda non riguardava la mafia, ma episodi chiariti in due settimane. Inoltre, il suo cognome sarebbe stato riportato in modo errato nella documentazione ufficiale.
La delibera e l’articolo 145 del TUEL
La revoca della concessione dello stadio Lorenzon è stata formalizzata con la delibera numero 74 del 16 aprile scorso. La terna commissariale ha giustificato la decisione basandosi sull’articolo 145 del TUEL, che permette la revoca delle concessioni in caso di infiltrazioni o condizionamenti mafiosi. Il Lorenzon era stato concesso al Rende Calcio dall’amministrazione Manna e confermato nel 2014 dal commissario prefettizio Maurizio Valiante. Tuttavia, la triade commissariale ha ritenuto che ci fossero ombre sulla concessione, sostenute dall’ordinanza del Tar del 5 giugno.
Il coinvolgimento nell’operazione Coffee Break
Il cuore della controversia ruota attorno al coinvolgimento di Coscarella nell’operazione Coffee Break del 2009. La Commissione di indagine aveva segnalato il suo coinvolgimento con il clan Muto e altri imprenditori e professionisti. Tuttavia, Coscarella ribadisce che la vicenda si è conclusa con una sua assoluzione piena nel 2012 e che il suo casellario giudiziario è pulito. La triade commissariale, secondo Coscarella, ha applicato l’articolo 145 come se fosse ancora implicato nel procedimento, nonostante questo sia chiuso da dodici anni.
La richiesta di incontro e la difesa del club
Coscarella ha chiesto un incontro urgente al Prefetto per discutere la questione e per chiedere tutela dallo Stato contro quella che definisce un’ingiustizia. Sottolinea l’impatto negativo sui 210 bambini del Rende Calcio, costretti a utilizzare altre strutture per praticare sport. Coscarella difende il patrimonio e l’emotività del club, denunciando l’accanimento contro il Rende Calcio e la presenza di documenti non veritieri.
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