Continua a far discutere la realizzazione del Museo Alarico nell’area del vecchio Jolly Hotel, sul Lungo Crati De Seta. In una nota congiunta, Usb Cosenza, Rifondazione Comunista della provincia, Forum Ambientalista Calabria, Circolo Sinistra Italiana dell’area urbana, Cgil Cosenza e Radio Ciroma esprimono forti perplessità sull’intervento in corso da parte dell’amministrazione comunale. Il cantiere si trova infatti in zona R3, un’area a rischio idrogeologico rilevante secondo il Piano di assetto idrogeologico (Pai) della Calabria, dove le opere edilizie e urbanistiche risultano fortemente limitate.
L’area interessata rientra in una categoria che vieta esplicitamente ogni trasformazione dello stato dei luoghi, ad eccezione di alcune attività specificamente consentite, tra cui solo gli “interventi di demolizione senza ricostruzione”. Il principio alla base di questa normativa è chiaro: in aree ad elevato rischio idrogeologico non devono sorgere nuove costruzioni, neanche se parzialmente derivanti da precedenti demolizioni.
Secondo quanto evidenziato dalle organizzazioni firmatarie del documento, il progetto originario, approvato dalla precedente amministrazione, prevedeva la demolizione dei piani superiori dell’edificio, lasciando intatto il solo piano terra. Questo approccio era stato ritenuto conforme alla normativa e quindi non aveva richiesto il parere dell’Autorità di Bacino.
Tuttavia, quel progetto è stato successivamente abbandonato perché ritenuto non realizzabile. La nuova amministrazione ha elaborato una variante progettuale che comporta interventi ben più invasivi, tra cui la realizzazione di una struttura interna in cemento armato, la ricostruzione della parete occidentale, la ricostruzione del solaio tra piano terra e primo piano e la nuova copertura, senza dimenticare opere accessorie come una terrazza panoramica.
Secondo la nota congiunta, queste operazioni sarebbero in violazione delle norme del Pai, poiché andrebbero oltre il semplice intervento di demolizione. Le demolizioni sarebbero state eseguite regolarmente: rimarrebbero in piedi solo tre pareti esterne del piano terra, mentre il resto è stato abbattuto, compresa la parete rivolta verso Piazza dei Valdesi. Il problema principale risiederebbe nella ricostruzione, già avviata con l’installazione di una nuova struttura portante in cemento armato.
Il fronte critico sottolinea che questi lavori non possono essere considerati conformi alle prescrizioni imposte dalle norme che regolano le aree R3, in quanto configurano un intervento edilizio complesso e non più limitato alla semplice demolizione. L’intervento, infatti, risulta molto vicino a una nuova edificazione, seppure in parte aderente alle vecchie murature superstiti.
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