Cosenza, scontro sulla statua di Giacomo Mancini: la Fondazione ricorre al Tribunale

Contro la decisione dell'amministrazione comunale di rimuovere la statua dedicata all'ex ministro socialista. Il sindaco Caruso propone una nuova collocazione, ma la famiglia Mancini parla di "indecoroso sfratto"

Si accende il dibattito sulla statua di Giacomo Mancini, situata alla fine di Corso Mazzini, di fronte alla sede comunale di Cosenza. La decisione dell’amministrazione municipale di trasferire l’opera scultorea in un altro luogo della città ha scatenato la reazione della Fondazione Giacomo Mancini, che ha annunciato ricorso al Tribunale civile per bloccare l’iniziativa.

A contestare apertamente la decisione del Comune sono Pietro Mancini, figlio dell’ex segretario nazionale del Psi, e Giacomo Mancini junior, nipote dello storico leader socialista. I due hanno convocato per sabato 8 febbraio una conferenza stampa proprio davanti alla statua, per spiegare le ragioni della loro opposizione. Definiscono la rimozione un “indecoroso sfratto” e già lo scorso 18 gennaio avevano organizzato un flash mob di protesta nello stesso luogo.

L’amministrazione guidata dal sindaco Franz Caruso ha motivato la scelta con la necessità di completare il percorso artistico del Museo all’aperto Bilotti (Mab) , un itinerario di scultura che attraversa Corso Mazzini. L’area dove si trova attualmente la statua di Mancini è l’unica ancora privata delle opere destinate a valorizzare il progetto museale e, secondo il Comune, la scultura risulterebbe fuori contesto . Per questo motivo, si è pensato di ricollocarla in una piazza dedicata all’ex ministro, chiedendo alla Fondazione un’indicazione sul nuovo posizionamento.

Il braccio di ferro sembra destinato a proseguire. La statua, realizzata dallo scultore Luciano Sepe con il contributo volontario di molti cittadini cosentini, è di proprietà della Fondazione Giacomo Mancini, che ora chiede al Tribunale di fermare il provvedimento comunale. Nel frattempo, Palazzo dei Bruzi ha ribadito la sua posizione con una nota ufficiale: se la Fondazione non indicherà una nuova collocazione, il Comune procederà comunque alla rimozione, sostenendone i costi.

La controversia si sposta ora nelle aule giudiziarie. Fino alla decisione del Tribunale, la statua resterà al suo posto, ma l’intenzione dell’amministrazione appare chiara: con o senza il consenso della Fondazione, l’opera sarà trasferita.

Redazione

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