Si è concluso al Tribunale di Catanzaro l’interrogatorio di garanzia di Flavio Stasi, sindaco di Corigliano Rossano coinvolto nell’inchiesta antimafia “Ginestra”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Il primo cittadino, sottoposto agli arresti domiciliari, deve rispondere dell’accusa di scambio elettorale politico-mafioso, in relazione alle elezioni amministrative del giugno 2024 che ne avevano determinato la riconferma.
Davanti al giudice per le indagini preliminari distrettuale Fabiana Giacchetti, Stasi ha scelto di rispondere alle domande, fornendo chiarimenti sulle contestazioni formulate dagli inquirenti e facendo riferimento anche a documentazione amministrativa.
Al termine dell’udienza, il difensore Mauro Mitidieri ha espresso fiducia nella valutazione degli elementi presentati, confermando l’intenzione di sostenere la richiesta di revoca della misura cautelare attraverso ulteriori atti.
La difesa di Stasi punta sulla documentazione amministrativa
L’interrogatorio si è svolto dopo l’applicazione della misura degli arresti domiciliari, convalidata dal gip mercoledì scorso su richiesta della Procura antimafia.
Stasi era arrivato al Palazzo di giustizia di Catanzaro intorno alle 12.30, per essere ascoltato nell’ambito del procedimento giudiziario.
Secondo quanto riferito dall’avvocato Mitidieri, il sindaco avrebbe affrontato i diversi aspetti dell’inchiesta, utilizzando anche atti relativi alla propria attività amministrativa per fornire spiegazioni sulle circostanze oggetto di contestazione.
Il legale ha descritto l’atteggiamento del suo assistito durante l’interrogatorio come lucido e collaborativo, sottolineando che sono stati esaminati diversi elementi ritenuti rilevanti dalla difesa.
Al centro della strategia difensiva figura una memoria accompagnata da documenti e provvedimenti amministrativi, che saranno sottoposti all’attenzione dell’autorità giudiziaria.
Mitidieri ha ribadito la fiducia nell’operato della magistratura, dichiarandosi convinto che la documentazione consentirà di valutare compiutamente l’attività svolta dal primo cittadino.
La difesa resta dunque in attesa delle determinazioni del giudice sull’istanza presentata per ottenere la revoca degli arresti domiciliari.
Le accuse della Dda e il presunto accordo elettorale
L’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro riguarda un presunto sistema di sostegno elettorale che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe coinvolto esponenti della criminalità organizzata locale durante la campagna per le amministrative del giugno 2024.
Gli investigatori ipotizzano che Stasi abbia beneficiato dell’appoggio di soggetti riconducibili ad ambienti della ‘ndrangheta in occasione della consultazione elettorale conclusa con la sua rielezione.
Nello specifico, la Procura contesta un presunto accordo tra il sindaco e Annibale Matalone, che sarebbe stato favorito dall’intermediazione di Vincenzo Curia.
Secondo la ricostruzione investigativa, il sostegno elettorale sarebbe stato collegato alla promessa di opportunità lavorative all’interno del Comune.
L’ipotesi degli inquirenti è quindi quella di uno scambio tra consenso elettorale e possibili assunzioni nell’amministrazione comunale, circostanza che costituisce uno degli elementi centrali dell’accusa di scambio elettorale politico-mafioso.
Si tratta, allo stato, di contestazioni formulate nell’ambito delle indagini, sulle quali dovranno intervenire le successive valutazioni dell’autorità giudiziaria.
Il contenuto delle intercettazioni nell’inchiesta Ginestra
Tra gli elementi acquisiti dagli investigatori figurano intercettazioni telefoniche e ambientali che, secondo la Procura, contribuirebbero a delineare i rapporti tra i soggetti coinvolti nella vicenda.
In alcune conversazioni, Vincenzo Curia avrebbe fatto riferimento alla presunta intenzione del sindaco di incontrare Annibale Matalone.
Ulteriori comunicazioni intercettate avrebbero invece registrato dichiarazioni dello stesso Matalone riguardanti il sostegno alla candidatura di Stasi.
In particolare, Matalone avrebbe più volte manifestato la disponibilità ad appoggiare elettoralmente il primo cittadino, prospettando come contropartita possibili assunzioni per sé e per il figlio.
Questi contenuti sono stati inseriti nel quadro investigativo costruito dalla Dda, che ritiene di aver individuato elementi riconducibili a un presunto patto elettorale.
La ricostruzione accusatoria dovrà essere verificata nel corso del procedimento, anche alla luce delle dichiarazioni rese dall’indagato e della documentazione prodotta dalla difesa.
Attesa per la decisione sulla misura cautelare
Dopo l’interrogatorio di garanzia, l’attenzione si concentra sulla richiesta di revoca degli arresti domiciliari avanzata dai legali di Stasi.
La difesa ritiene che gli atti amministrativi richiamati durante l’udienza e quelli destinati a essere depositati possano fornire elementi utili alla valutazione della posizione del sindaco.
La decisione sulla permanenza della misura cautelare spetta ora all’autorità giudiziaria, chiamata a esaminare le argomentazioni difensive e gli elementi raccolti dagli investigatori.
L’inchiesta Ginestra prosegue quindi sul piano giudiziario, mentre resta da chiarire la fondatezza delle contestazioni relative al presunto sostegno elettorale ottenuto attraverso rapporti con esponenti della criminalità organizzata.
La posizione di Flavio Stasi rimane quella di una persona sottoposta a indagini, per la quale vale il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza fino a un’eventuale condanna definitiva.
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