Un tracollo finanziario spaventoso, contenziosi fuori controllo e un debito complessivo che sfiora cifre record. L’Azienda Sanitaria Provinciale (Asp) di Cosenza finisce ufficialmente in piano di rientro. La manovra si è resa inevitabile dopo la presentazione dei bilanci dello scorso 30 giugno, che ha fatto emergere un disavanzo di esercizio per il 2025 superiore agli 84 milioni di euro.
Una doccia fredda se si pensa che l’anno precedente si era chiuso con un attivo di quasi 70 mila euro. Il “buco” milionario è venuto a galla a seguito di una verifica approfondita sugli esercizi passati, che ha portato alla luce squilibri finanziari e debiti precedentemente non rilevati.
Con questo pesante bilancio in rosso si chiude l’era della direzione generale di Antonello Graziano (oggi a Crotone). A gestire la delicatissima fase di risanamento nel corso del 2026 sarà Vitaliano De Salazar, nominato commissario ad acta lo scorso gennaio.
Per evitare il collasso di un’azienda che assorbe oltre un miliardo di euro all’anno di fondo sanitario, il dipartimento Salute della Regione e Azienda Zero hanno varato una serie di “manovre di riassorbimento” basate su una stretta sinergia territoriale.
Il punto cardine è il Paup (Punto di accesso d’emergenza per codici a bassa intensità) siglato a maggio, pensato per alleggerire il pronto soccorso di Cosenza. I cittadini della provincia che scelgono l’ospedale anziché le strutture Asp non saranno più considerati mobilità sanitaria, ma parte di un “unico ecosistema”. L’obiettivo è azzerare i conflitti tariffari e gli errori di imputazione.
Spending review: centralizzazione dei contratti e tagli ai fitti
Il commissario De Salazar dovrà intervenire con l’accetta su appalti e sprechi strutturali. Azienda Zero ha imposto la centralizzazione degli acquisti non sanitari: pulizie, manutenzioni, utenze e, soprattutto, i milionari servizi di vigilanza e sicurezza (da tempo al centro di accese tensioni) verranno unificati.
Le altre misure di risparmio prevedono. Installazione di lampadine a Led, isolamento termico e pannelli fotovoltaici sui tetti dei poliambulatori (un settore già segnato in passato da inchieste per danno erariale su pannelli mai attivati). Dismissione delle locazioni onerose. L’Asp smetterà di pagare affitti a privati mentre possiede strutture di proprietà che oggi gridano vendetta e restano vuote. Introduzione della cartella clinica elettronica nei reparti per monitorare le prescrizioni in tempo reale, ridurre le scorte in magazzino e vincolare i farmaci oncologici e ad alto costo ai registri AIFA. L’operazione sarà finanziata con i fondi del Programma operativo complementare.
I nodi critici: il caos 118 e il debito “monstre” ai fornitori
La situazione più esplosiva resta quella del debito complessivo, balzato a circa 602 milioni di euro. Di questi, ben 317,4 milioni sono dovuti ai fornitori, a cui si aggiunge un’esposizione con il tesoriere di 133 milioni.
Resta infine il paradosso legato ai servizi essenziali: gli screening oncologici sono ancora paralizzati dalla carenza di personale e dal caos logistico dei punti prelievo. Una paralisi gestionale simboleggiata da un dettaglio grottesco: si attende ancora, per la quarta volta in quattro anni, il collaudo di un macchinario analizzatore per lo screening del tumore al colon retto.
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