Traffico illecito di rifiuti: chiesto il rinvio a giudizio per Eugenio Guarascio, patron del Cosenza

Tra i reati ipotizzati anche inquinamento ambientale e falsità ideologica, l'udienza è fissata per il prossimo 6 novembre

Associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, inquinamento ambientale, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio, falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, getto pericoloso di cose e gestione illecita di rifiuti. Sono le ipotesi di reato contestate a vario titolo dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro nell’ambito di un’inchiesta che coinvolge funzionari pubblici, dirigenti regionali e imprenditori. Tra questi anche il patron del Cosenza Calcio Eugenio Guarascio.

La Dda ha chiesto il rinvio a giudizio per undici persone e tre società. Tra gli indagati figurano, oltre a Eugenio Guarascio, la sorella Ortenzia Guarascio, indicata dagli inquirenti come vertice del presunto sodalizio, insieme a Maria Carmela Amato, Giuseppe Antonio Caruso, Francesco Currado, Rosario Fruci, Alessandro Giardiello, Gianfranco Comito, Vincenzo De Matteis, Franco Dario Giuliano e Nicola Anselmo Ocello. Coinvolte anche le società Eco Call S.p.A.Ecologia Oggi S.p.A. e 4EL Group S.r.l..

Secondo l’impostazione accusatoria, il gruppo avrebbe operato tra Vazzano e Catanzaro tra il 2021 e il 2024 per la gestione di ingenti quantitativi di rifiuti, superando le capacità autorizzate dell’impianto Eco Call S.p.A.. L’attività avrebbe consentito, sempre secondo la Dda, un indebito profitto legato allo smaltimento più agevole dei rifiuti e a un incremento del volume d’affari, con riduzione dei costi di gestione.

Al centro del sistema, Ortenzia Guarascio, amministratrice delle società coinvolte, che avrebbe coordinato la gestione dell’impianto e i rapporti con enti e controlli, anche in occasione di verifiche e interlocuzioni con uffici regionali. L’impianto avrebbe trattato matrici organiche destinate alla produzione di ammendante compostato, che secondo l’accusa non avrebbe però raggiunto le caratteristiche previste, restando materiale classificabile come rifiuto.

Il fratello Eugenio Guarascio, in qualità di amministratore della holding, avrebbe sostenuto la gestione societaria, secondo gli inquirenti.

Contestazioni anche a carico del tecnico Francesco Currado, responsabile dell’impianto, che avrebbe attestato la possibilità di incrementare del 50% la capacità di trattamento, nonostante le criticità strutturali. Ulteriori condotte riguardano operatori e dipendenti addetti alla gestione dello stabilimento, accusati di aver coordinato ricezione e trattamento delle frazioni organiche e la successiva uscita del materiale non completamente lavorato.

Nel quadro investigativo rientrano anche presunte condotte di funzionari regionali e dell’ARPACAL. Un dirigente del dipartimento Ambiente della Regione Calabria avrebbe agevolato l’aumento dei quantitativi in ingresso nell’impianto, mentre altri funzionari avrebbero omesso segnalazioni o trasmesso informazioni riservate, secondo quanto ipotizzato dalla Dda.

Il giudice per l’udienza preliminare ha fissato l’udienza al 6 novembre. In quella sede, il giudice valuterà la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dall’accusa. Gli indagati potranno chiedere riti alternativi nei termini di legge.

Redazione

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