Si avvia verso una drammatica svolta la crisi dell’Amaco, l’azienda di trasporto pubblico locale di Cosenza in liquidazione giudiziale. Il tavolo delle trattative tra la curatela fallimentare, il Consorzio Autolinee Tpl e le rappresentanze sindacali ha fatto registrare una netta fumata nera, allontanando l’ipotesi di un subentro unitario che avrebbe potuto integrare la rete del capoluogo con i servizi già attivi nei comuni dell’area urbana (Rende, Unical, Montalto, Castrolibero e Marano).
Il curatore fallimentare, Fernando Caldiero, attende lo svolgimento del vertice fissato per il pomeriggio di domani, mercoledì 1 luglio, presso la sede di Confindustria. Tuttavia, in assenza di un radicale mutamento di posizione da parte della quasi totalità dei sindacati coinvolti, lo scenario appare compromesso: Caldiero sarà costretto a relazionare al giudice fallimentare del Tribunale di Cosenza l’impossibilità di cedere l’azienda nel suo complesso, chiedendo il via libera per i licenziamenti collettivi e per la vendita atomistica (la cessione frazionata e a prezzi scontati dei singoli asset aziendali).
Le ragioni del blocco sindacale
La rottura è maturata a seguito del documento congiunto siglato da sei sigle sindacali: Filt Cgil, Uil Trasporti, Faisa Cisal, Ugl, Orsa e Confail. I rappresentanti dei lavoratori hanno definito “irricevibile e discriminatoria” la proposta presentata dal gruppo Carlomagno lo scorso 16 giugno.
La vertenza si è arenata principalmente sulla clausola della salvaguardia integrale dei 110 dipendenti in organico. Il piano del Consorzio Autolinee Tpl prevedeva l’assorbimento immediato di soli 95 lavoratori all’interno del ramo d’azienda principale, mentre i restanti addetti (prevalentemente ausiliari del traffico) sarebbero stati esternalizzati in una nuova società di servizi (NewCo) deputata alla gestione dei parcometri. Una soluzione rigettata dai sindacati, che vi hanno ravvisato un rischio di “dumping normativo” e di frammentazione contrattuale, contestando inoltre l’assenza di un piano industriale dettagliato e il possibile ricorso alla cassa integrazione.
Al contrario, la Fit Cisl – il sindacato maggiormente rappresentato all’interno del bacino aziendale – si è smarcata dalla linea dura, dichiarandosi formale fautrice di una prosecuzione a oltranza del confronto in modo “costruttiva e responsabile”.
La replica del Consorzio e il ritiro dell’offerta
Il presidente del Consorzio Autolinee Tpl, Rocco Mario Carlomagno, ha espresso vivo rammarico e stupore per l’esito della trattativa, stigmatizzando i toni utilizzati dalle sigle dissidenti e ricordando che le cause del dissesto finanziario di Amaco precedono l’attuale negoziato.
La presidenza del Consorzio ha ribadito la propria linea strategica: l’acquisizione del ramo d’azienda Tpl è sempre stata subordinata al trasferimento del solo personale strettamente operativo nel comparto trasporti, stabilito nel limite massimo di 95 unità. Preso atto del parere negativo espresso dalla maggioranza dei sindacati e del conseguente venir meno dei presupposti d’intesa, il Consorzio Autolinee ha annunciato l’intenzione di ritirare formalmente l’offerta d’acquisto precedentemente presentata.
Seguici su
Aggiungi cosenzatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.
