La crisi energetica e la recente fiammata inflazionistica stanno mettendo a dura prova la stabilità finanziaria delle famiglie e la tenuta delle filiere produttive a livello nazionale. A pagare il prezzo più alto di questa congiuntura è la Calabria, un territorio che sconta storicamente una maggiore fragilità economica rispetto al resto del Paese e dove il reddito medio risulta tra i più bassi d’Italia.
L’aumento dei prezzi alla pompa
Il quadro è ulteriormente aggravato dalla recente inversione di tendenza dei prezzi dei carburanti, il cui divario si è ridotto a soli 14,8 centesimi tra benzina e diesel. Le ultime rilevazioni in Calabria indicano un costo medio di 1,916 euro al litro per la “verde” e di 2,064 euro al litro per il gasolio.
Tale dinamica è diretta conseguenza della rimodulazione del taglio delle accise disposta dal Governo. Lo sconto sulla benzina è passato a soli cinque centesimi al litro rispetto ai precedenti ventiquattro, mentre il gasolio continua a beneficiare di un alleggerimento più consistente. L’effetto immediato è un rincaro del costo del pieno, che in poche settimane è cresciuto fino a nove euro. Una spesa aggiuntiva significativa in una regione in cui l’automobile rappresenta spesso l’unico mezzo di trasporto per gli spostamenti quotidiani.
Un contesto già critico
L’incremento del costo dei carburanti si inserisce in un tessuto economico già provato dall’inflazione, che nel mese di aprile ha fatto registrare i picchi più alti d’Italia proprio nei capoluoghi calabresi, con un +3,1% a Cosenza e un +2,9% a Reggio Calabria. L’aumento del costo della vita comprime ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie, in assenza di un adeguamento dei redditi medi.
Le reazioni delle associazioni di categoria
Le associazioni dei consumatori hanno espresso forte preoccupazione per la situazione. Il Codacons ha lanciato l’allarme, stimando un aggravio di spesa fino a mille euro annui per nucleo familiare, considerando i costi diretti dei carburanti e l’effetto a cascata sui prezzi dei beni di consumo e dei trasporti.
Sul banco degli imputati finiscono le scelte dell’esecutivo. Il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, ha criticato aspramente la gestione delle risorse: «Invece di intervenire sugli extraprofitti milionari generati dalla crisi, si è scelto di utilizzare le risorse delle sanzioni Antitrust. Si tratta di una partita di giro che penalizza i consumatori, i quali avrebbero dovuto ricevere ristori per le pratiche commerciali scorrette». La situazione richiede ora risposte concrete per tutelare le fasce più deboli della popolazione.
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