Esiste un segmento cruciale del sistema sanitario calabrese che, pur garantendo il diritto alla cura laddove il pubblico fatica a rispondere, opera in una condizione di cronica incertezza contrattuale. Si tratta delle strutture private accreditate: un pilastro integrato nel Servizio Sanitario Regionale che in Calabria impiega oltre mille professionisti tra infermieri, tecnici e operatori socio-sanitari (OSS).
La forbice dei diritti: il nodo dei CCNL
Nonostante svolgano mansioni identiche e assumano le medesime responsabilità dei colleghi del settore pubblico, i lavoratori della sanità privata scontano un isolamento contrattuale che dura da anni. I dati relativi ai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) evidenziano un divario profondo: il contratto Aiop attende il rinnovo da otto anni, mentre quello Aris (relativo alle RSA) è fermo da quattordici.
Questa paralisi negoziale ha comportato una progressiva erosione del potere d’acquisto e un congelamento delle carriere, rendendo paradossale la posizione di chi garantisce prestazioni di alta qualità, regolarmente rimborsate dalla Regione, senza vedersi riconosciuti adeguamenti salariali e tutele aggiornate.
Verso la mobilitazione nazionale
Lo stallo delle trattative ha spinto le sigle sindacali Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl a proclamare una mobilitazione nazionale per il prossimo 17 aprile a Roma. La protesta punta l’indice contro un sistema che continua a beneficiare di finanziamenti pubblici senza garantire la dignità professionale dei propri dipendenti.
In Calabria, il confronto riflette l’impasse nazionale. Sebbene il presidente di Acop Calabria abbia manifestato la disponibilità a riaprire il tavolo del confronto, i leader sindacali Alessandra Baldari (Fp-Cgil), Luciana Giordano (Cisl-Fp) e Walter Bloise (Uil-Fpl) evidenziano un ostacolo di natura giuridica: molte strutture sul territorio, pur applicando i contratti in questione, non possono sottoscriverne il rinnovo poiché non risultano firmatarie dirette degli accordi.
Il rischio di un sistema “logorato”
«La disponibilità manifestata finora non è sufficiente a sbloccare una vertenza che coinvolge circa 300 mila lavoratori in Italia», spiegano i rappresentanti dei lavoratori. Il timore delle organizzazioni sindacali è che il logoramento del personale possa compromettere la tenuta di un sistema che, sebbene privato, assolve a una funzione pubblica essenziale.
Il paradosso resta irrisolto: mentre la sanità accreditata continua a rappresentare l’unica alternativa per migliaia di cittadini calabresi, i professionisti che ne costituiscono l’ossatura rimangono in attesa di un riconoscimento economico e normativo adeguato ai tempi e alla complessità del lavoro svolto.
Seguici su
Aggiungi cosenzatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.