Si avvia verso la chiusura la posizione giudiziaria di Moses Omogo, il 43 di origine nigeriana coinvolto inizialmente nell’inchiesta sul sequestro della piccola Sofia, la neonata sottratta dalla clinica “Sacro Cuore” il 21 gennaio dello scorso anno. Il Pubblico Ministero, Antonio Tridico, ha infatti presentato formale richiesta di archiviazione per l’uomo, difeso dai legali Teresa Gallucci e Gianluca Garritano.
Secondo le risultanze investigative coordinate dalla Procura di Cosenza, guidata da Vincenzo Capomolla, Omogo non fu complice della moglie, la 51enne Rosa Vespa, ma una vittima del suo elaborato inganno.
La ricostruzione degli inquirenti
L’esclusione di ogni responsabilità penale a carico del 43 era già stata ipotizzata dal Gip in sede di scarcerazione, ma ha trovato conferma definitiva dopo mesi di accertamenti tecnici. L’analisi dei tabulati telefonici, dei messaggi WhatsApp e delle riprese dei sistemi di videosorveglianza, unita a due interrogatori, ha delineato il quadro di una complessa messinscena familiare.
Rosa Vespa, spinta dal desiderio di una maternità mai realizzata, avrebbe vissuto una “gravidanza isterica”, manifestando alterazioni fisiche che avevano indotto il marito a credere nella reale attesa di un figlio, già battezzato col nome di Ansel.
Il piano e il sequestro
La cronaca dei fatti evidenzia come la donna avesse orchestrato ogni dettaglio per simulare il parto:
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Il finto ricovero: Accompagnata dal coniuge presso la clinica, Vespa gli impose di non entrare, per poi trasferirsi clandestinamente in un hotel limitrofo.
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La copertura del Covid: Dopo aver annunciato la nascita sui social, giustificò l’assenza del neonato a casa parlando di un isolamento ospedaliero dovuto al virus.
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L’azione criminale: Il giorno del rapimento, la donna si introdusse nel reparto spacciandosi per puericultrice e prelevò Sofia con il pretesto di sottoporla a igiene.
All’uscita dalla struttura, l’ignaro Omogo attendeva la moglie in auto, convinto di riportare a casa il proprio figlio. L’intervento tempestivo della Polizia di Stato, allertata dal personale sanitario, permise di individuare l’abitazione di Castrolibero in poche ore, mettendo in salvo la neonata. Mentre la posizione del marito si avvia al proscioglimento, Rosa Vespa resta attualmente sottoposta alla misura degli arresti domiciliari.
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