Verità e giustizia per Momo: Cosenza in corteo dopo la morte di Mohamed Amin Bessioud

La famiglia e il legale chiedono chiarezza sulle modalità dell'intervento e sulla gestione del disagio psichico

Cosenza si è stretta attorno alla famiglia di Mohamed Amin Bessioud, per tutti Momo, il venticinquenne italiano di origini tunisine precipitato dal balcone della sua abitazione in via dei Mille durante una perquisizione dei carabinieri. Rabbia, sconcerto e un’unica grande richiesta: fare piena luce sulla dinamica della tragedia.

Alle 18:30, proprio da via dei Mille, ha preso il via un partecipato corteo cittadino organizzato per chiedere verità e giustizia. Circa trecento persone si sono radonate sul luogo della tragedia, depositando fiori, peluche e messaggi di cordoglio per mostrare vicinanza alla madre del ragazzo, Nabila.

A precedere la marcia c’erano la madre, la fidanzata Nina e la sorella minore, che stringevano tra le mani palloncini bianchi e uno striscione emblematico: “Eri e sempre sarai il guerriero della luce che illuminerà sempre i nostri cuori”. Visibilmente provata e in lacrime, mamma Nabila ha ribadito con forza la sua disperazione: «Mi sento malissimo, credevo nella giustizia, ma oggi non è più così perché mio figlio è morto per mano proprio della giustizia. Non mangio, non bevo, non vivo più. Volevano sottopormi a TSO, ma io ho perso mio figlio».

Le indagini della Procura e la posizione della difesa

Mentre la comunità chiede risposte, proseguono senza sosta le indagini coordinate dalla Procura di Cosenza, guidata da Vincenzo Capomolla. Gli investigatori stanno analizzando, la dinamica esatta dei fatti, la relazione di servizio stilata dai carabinieri intervenuti nell’appartamento e le testimonianze dei conoscenti e le dichiarazioni pubbliche rese dalla madre.

Nel pomeriggio è stata eseguita l’autopsia sul corpo del giovane, un esame fondamentale i cui risultati preliminari saranno cruciali per chiarire gli interrogativi ancora aperti.

Gli accertamenti legali

L’avvocato della famiglia, Osvaldo Rocca, ha annunciato la presentazione di una denuncia formale per fare chiarezza sulle modalità operative delle forze dell’ordine: «Presenterò una denuncia al fine di avere degli accertamenti sulle modalità operative dei carabinieri e in generale di tutte le forze dell’ordine intervenute. Momo aveva un percorso al CSM, era in stato di evidente agitazione e ho chiesto un accertamento per capire se avesse segni sul corpo e anche sui polsi per fugare una volta per tutte la circostanza della presenza o meno delle manette».

Il legale ha inoltre fatto riferimento a presunte pressioni subite dal ragazzo nelle settimane precedenti: «A dicembre c’era una sorta di pressing da parte dei carabinieri riferitomi da Momo e dalla fidanzata».

Gli attivisti della Base Cosenza denunciano inoltre come il giovane, che soffriva da tempo di depressione, sia stato isolato anziché ricevere il supporto di cui aveva bisogno. La comunità resta in attesa degli esiti medico-legali per dare un nome alla verità.

Redazione

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