Cresce il dissenso nell’area urbana di Cosenza in merito alla localizzazione del nuovo ospedale ad Arcavacata di Rende. La contestazione, alimentata da una fitta rete di comitati di quartiere e associazioni territoriali, culminerà nella manifestazione pubblica indetta per il prossimo 26 maggio. L’obiettivo del fronte del no è quello di contestare apertamente la linea condivisa dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, e dal sindaco di Rende, finalizzata a insediare il futuro hub sanitario nei pressi del campus universitario.
La mobilitazione di piazza punta a scardinare la tesi istituzionale secondo cui il trasferimento a Rende sia un passaggio obbligato a seguito dell’attivazione della facoltà di Medicina e Chirurgia all’Unical. Alla base della protesta vi è la convinzione che si tratti di una decisione prettamente politica e non vincolata da impedimenti tecnici.
Le motivazioni della protesta: l’analisi dei comitati
A delineare i nodi centrali che muoveranno la piazza del 26 maggio sono Maria Grazia Cavaliere, esponente della Consulta comunale per il commercio, e Carlo De Gaetano, coordinatore del Comitato per la difesa dell’Annunziata. I due rappresentanti evidenziano come gli studi tecnici di comparazione avessero decretato l’idoneità sia del sito di Vaglio Lise (Cosenza) sia di quello di Arcavacata (Rende), sebbene con un lieve scarto a favore di quest’ultimo. L’agibilità di entrambe le opzioni, di fatto, smentirebbe l’inevitabilità tecnica della scelta, configurandola come una precisa volontà politica dei vertici regionali e comunali rendesi.
Impatto socio-economico sul capoluogo
I timori dei manifestanti risiedono nelle ripercussioni sul tessuto cittadino e provinciale:
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Spopolamento dei servizi: La dotazione prevista di 800 posti letto ad Arcavacata priverebbe la città di Cosenza del suo principale presidio, riducendo l’attuale ospedale a una struttura territoriale minore.
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Squilibrio territoriale: Lo spostamento dell’asse sanitario verso nord determinerebbe una grave sperequazione a danno di Cosenza e dell’intera area meridionale della provincia, compromettendone lo sviluppo economico e sociale. Tra le proposte alternative che verranno portate in piazza, si valuta la richiesta di una ripartizione equa dei posti letto tra i due poli.
I nodi tecnici: la gestione del personale e il modello organizzativo
Il dibattito si estende anche ai modelli di integrazione tra sanità e università. I comitati sollevano riserve sulla formula dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria attualmente applicata all’Annunziata, preferendo a essa il modello del Policlinico Universitario puro (sul modulo del “Mater Domini” di Catanzaro), dove la gestione dei pazienti è affidata esclusivamente ai docenti universitari, evitando sovrapposizioni.
Viene inoltre contestata l’attuale commistione di ruoli tra medici ospedalieri e docenti universitari. Secondo i portavoce della protesta, l’avanzamento di carriera di figure accademiche — inserite senza i tradizionali percorsi concorsuali ordinari — penalizzerebbe il personale medico ospedaliero storico, sollevando peraltro dubbi di legittimità anche alla luce della giurisprudenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite. Una criticità legata anche al doppio canale di retribuzione, che attinge simultaneamente sia ai fondi dell’ateneo sia alle risorse del sistema sanitario regionale.
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