Una alleanza strategica europea per garantire trasparenza ai consumatori e tutela ai produttori. È la richiesta avanzata dal Presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, nel corso dell’incontro a Palazzo Rospigliosi con il Commissario Europeo alla Salute, Oliver Varhelyi. Sul tavolo, due dossier al centro del dibattito agroalimentare comunitario: l’estensione dell’indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta a tutti gli alimenti commercializzati nell’Unione Europea e la riforma dell’attuale codice doganale.
A suggellare la portata della mobilitazione, Prandini, accompagnato dal Segretario Generale Vincenzo Gesmundo, ha consegnato al Commissario UE un maxi “assegno” simbolico, raffigurazione concreta del milione di firme raccolte in Italia e delle 2.103 delibere approvate da Regioni, Province, Anci e Comuni a sostegno della battaglia per l’etichettatura d’origine obbligatoria.
Nel suo intervento, il Presidente della Coldiretti ha posto l’accento sul valore comunitario della richiesta: “Serve un’alleanza strategica europea per estendere l’indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta a tutti i prodotti alimentari in commercio nell’Unione Europea e riformare l’attuale codice doganale. L’Ue deve arrivare a un elemento di trasparenza, dando la possibilità ai cittadini di non essere ingannati e di sapere esattamente quello che acquistano in modo libero, trasparente, legato a quella che è la provenienza del cibo proveniente dai vari stati membri”.
Prandini ha quindi allargato lo sguardo al valore sanitario della trasparenza alimentare, sottolineando come la posta in gioco riguardi anche la spesa pubblica e il benessere collettivo: “La nostra visione sulla qualità degli alimenti non riguarda solo gli interessi del settore agricolo, ma la tutela della salute dei cittadini, dei bambini e la riduzione dei costi sanitari pubblici, oltre al miglioramento complessivo della qualità della vita. La nostra battaglia è trasversale condivisa da tutte le regioni d’Italia e dall’Anci oltre che dai consumatori.” Prandini ha poi sottolineato come sia altrettanto importante una politica europea legata alle mense pubbliche, in primis quelle scolastiche, dove si deve portare il miglior cibo possibile da offrire ai ragazzi e alla popolazione, ribadendo la medesima necessità all’interno delle aziende ospedaliere.
Sulla stessa lunghezza d’onda il Commissario Europeo Varhelyi, che ha riconosciuto il peso politico della raccolta firme italiana e ha aperto a un percorso condiviso con il mondo agricolo: “Le abitudini alimentari non sono soltanto dettagli legati allo stile di vita, ma sono, al contrario, una delle priorità e sono anche la principale sfida per la salute pubblica. Se vogliamo promuovere il benessere, allora il cibo e gli alimenti devono essere parte delle nostre risposte. E se vogliamo avere delle generazioni in salute domani, dobbiamo iniziare con i bambini di oggi. Gli agricoltori che investono in qualità, sicurezza alimentare, tracciabilità e sostenibilità sono parte dell’agenda della prevenzione europea. Per Coldiretti la questione dell’etichettatura delle origine è centrale. E le firme raccolte in Italia hanno mandato un messaggio molto forte. Dimostrano che i cittadini stanno chiedendo chiarezza, verità e coerenza. La trasparenza è importante per i consumatori, è importante per gli agricoltori, è importante per l’integrità del mercato unico. Le persone vogliono sapere sempre più non solo cosa c’è nel loro cibo, ma da dove viene e come è stato prodotto. Quindi, davvero, voglio lavorare con tutti gli stakeholder in questa area così importante e, naturalmente, voglio contare sul supporto di Coldiretti quando trasformeremo il nostro piano in realtà”.
A inquadrare il significato economico e culturale della partita ci ha pensato Felice Adinolfi, Professore di economia e politica agraria dell’Università di Bologna e direttore del Centro Studi Divulga, che ha rimarcato il ruolo del modello agricolo europeo: “L’Europa non possa ignorare il segnale arrivato dalle oltre un milione di firme raccolte sul tema dell’origine dei prodotti agroalimentari. Il sistema agricolo europeo rappresenta un modello unico al mondo, capace di mettere in relazione diretta gli interessi di agricoltori e consumatori attraverso un patto di fiducia fondato sulla trasparenza e sulla responsabilità sociale. Il principio di origine dei prodotti è una vera e propria “carta d’identità” che racchiude non solo la provenienza, ma anche standard elevati in materia di diritti dei lavoratori, tutela ambientale, benessere animale e sicurezza alimentare”.
Il confronto si è poi spostato sul tema dei limiti massimi di residui ammessi nei prodotti alimentari in Europa, sui quali è intervenuto il segretario generale Gesmundo, evidenziando come sia “venuto anche il momento di revisionare tali limiti che nel corso del tempo sono stati spesso aggiustati al rialzo sotto la spinta di esigenze commerciali, come nel caso del glifosato, molecola erbicida che sempre più studi indicano come dannosa per la salute umana”.
A chiudere il quadro è stato il Professor Antonio Gasbarrini, presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Aletheia e direttore scientifico della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, che ha richiamato il legame stretto tra alimentazione e prevenzione: “Il sistema sanitario non è più sostenibile senza un cambio di paradigma. Una quota significativa delle malattie croniche è legata agli stili di vita e, in particolare, all’alimentazione, indicata come principale fattore modificabile. Circa la metà delle patologie croniche in Europa è attribuibile a una dieta non equilibrata”. Gasbarrini ha sottolineato come l’alimentazione salutare rappresenti la prima forma di prevenzione e ha richiamato il contributo dell’ecosistema agroalimentare quale parte integrante della salute pubblica, citando esempi concreti come i taralli per illustrare la differenza tra alimenti a composizione semplice, soggetti a naturale degradazione, e prodotti industriali complessi, caratterizzati da una stabilità molto elevata anche in assenza di processi biologici di decomposizione.
Foto: Coldiretti
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