Oltre duemila professionisti del settore farmaceutico privato si sono riuniti ieri nella Capitale per una manifestazione nazionale indetta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. Il presidio, svoltosi dinanzi alla sede di Federfarma, ha visto la partecipazione di lavoratori provenienti da tutto il territorio nazionale, con una significativa delegazione giunta dalla Calabria, per rivendicare il rinnovo del contratto collettivo nazionale, scaduto da diversi mesi.
Al centro della vertenza, che coinvolge complessivamente circa 70.000 addetti, vi è lo stallo nelle trattative per l’adeguamento salariale. Secondo le sigle sindacali, l’attuale inquadramento economico non rifletterebbe l’elevata responsabilità professionale, le competenze specialistiche e i turni di servizio garantiti quotidianamente dai farmacisti dipendenti.
Il nodo delle relazioni sindacali e il caso Calabria
Sebbene i dati definitivi sull’adesione allo sciopero siano ancora in fase di elaborazione, la mobilitazione ha riacceso i riflettori su una frattura che non è solo economica, ma anche di rappresentanza.
Parallelamente alla protesta romana, si è aperto un fronte di polemica politica in Calabria. La Filcams Cgil regionale ha espresso forte dissenso in merito alla partecipazione del Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, e della sottosegretaria Wanda Ferro, a un recente convegno organizzato da Federfarma a Lamezia Terme.
La concomitanza dell’evento con lo sciopero nazionale è stata interpretata dal sindacato come un segnale di parzialità istituzionale. Attraverso una nota ufficiale, la sigla sindacale ha sollevato dubbi sulla posizione delle autorità regionali e nazionali rispetto alla vertenza in corso, trasformando il dibattito contrattuale in un caso di rilevanza politica e simbolica per il territorio calabrese.
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