Caso Sofia, i periti: «Rosa Vespa era capace di intendere e di volere»

Depositate le 184 pagine della perizia collegiale sul rapimento avvenuto al "Sacro Cuore" di Cosenza. Esclusa l'infermità mentale per la donna che si finse puericultrice

Non vi fu alcuna alterazione delle facoltà mentali tale da annullare o scemare la responsabilità penale. È questa la conclusione a cui sono giunti i periti incaricati dal GIP di Cosenza nel caso di Rosa Vespa, la donna di 51 anni che il 21 gennaio dello scorso anno sottrasse una neonata dalla clinica “Sacro Cuore”, spacciandosi per un membro del personale sanitario.

La ricostruzione del reato

La vicenda, che tenne l’Italia con il fiato sospeso per diverse ore fino al ritrovamento della piccola Sofia e all’arresto della Vespa, era stata preceduta da una complessa messinscena: l’imputata aveva simulato una gravidanza davanti al marito e ai familiari, tutti risultati estranei al piano criminoso.

Dopo il contrasto tra le consulenze di parte e quelle della Procura, il giudice aveva disposto una perizia collegiale affidata agli esperti Gabriele Bolzoni, Roberta Costantini e Michele Di Nunzio. Nelle 184 pagine della relazione, i consulenti descrivono una condotta caratterizzata da «adeguata scaltrezza e avveduta prudenza», sottolineando come la donna sia rimasta sempre ancorata alla realtà durante l’esecuzione del sequestro.

L’inquadramento psichiatrico

Secondo i periti, la personalità di Rosa Vespa è riconducibile a una nevrosi dissociativa da conversione, con tratti narcisistici, istrionici e dipendenti. Tuttavia, tale quadro clinico non avrebbe influito sulla capacità di autodeterminazione al momento del fatto.

Pur riconoscendo la spinta di uno stato emotivo e passionale — dettato dal desiderio di maternità e dalle pressioni del coniuge, ignaro della falsa gravidanza — gli esperti chiariscono che:

«Rosa Vespa non presentava condizioni psichiche tali da determinare una infermità di mente. Non vi sono state deficitarietà previsionali né incertezze volitive che l’abbiano fatta deflettere dallo scopo».

Le prossime tappe processuali

Nonostante la conferma della capacità di intendere e di volere al momento del reato, la perizia segnala un attuale quadro depressivo che richiede cure specifiche presso il Centro di Salute Mentale territoriale.

Il dibattimento entrerà nel vivo lunedì 23 febbraio, quando i tre periti saranno chiamati a rispondere in aula alle domande del pubblico ministero Antonio Tridico, dei difensori dell’imputata (avvocati Gallucci e Garritano) e dei legali di parte civile (avvocati Pisani e Penna).

Redazione

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