La Procura di Cosenza, sotto la guida del Procuratore Capo Vincenzo Capomolla, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 31 persone, coinvolte in una presunta rete legata a irregolarità nella formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Antonio Tridico, ipotizza l’esistenza di percorsi formativi mai realmente effettuati, nonostante il rilascio di documentazione formale.
Il presunto meccanismo fraudolento
Secondo l’impianto accusatorio, al centro dell’indagine figurano organizzatori di progetti formativi e datori di lavoro, tra cui figurerebbero titolari di noti centri diagnostici del capoluogo bruzio. Le prove raccolte dai magistrati vertono su registri delle presenze ed autocertificazioni che si presumono fittizi: i documenti attesterebbero lezioni svolte in giorni e orari specifici, con firme poste in presenza dei docenti responsabili. Tuttavia, gli accertamenti investigativi suggeriscono che tali sessioni non abbiano mai avuto luogo e che le sottoscrizioni sui registri non siano riconducibili ai presunti frequentatori.
Le aree geografiche coinvolte
Le attività d’indagine si estendono oltre i confini provinciali di Cosenza, toccando diversi comuni della Calabria e della vicina Basilicata. Gli indagati risultano residenti nei centri di:
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Calabria: Cosenza, Rende, Castrovillari, Terranova da Sibari, Spezzano della Sila e Mormanno.
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Basilicata: Rotonda.
Iter procedurale
Con la notifica del provvedimento, i 31 indagati avranno ora a disposizione un termine di 20 giorni per esercitare il diritto di difesa. In questo lasso di tempo, le parti coinvolte potranno presentare memorie difensive, produrre nuova documentazione o richiedere formalmente di essere sottoposte a interrogatorio dinanzi all’autorità giudiziaria.
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