La Calabria si trova di fronte a una delle sfide demografiche più critiche del Paese, con un progressivo impoverimento anagrafico che rischia di mettere in crisi l’intero sistema socio-economico regionale. A confermare la gravità della situazione sono gli ultimi dati sull’indice di vecchiaia, salito a 189,4 anziani ogni 100 giovani sotto i 14 anni, in netto peggioramento rispetto al valore di 183,7 registrato l’anno precedente.
Il trend è allarmante: la popolazione calabrese invecchia rapidamente, mentre il numero di giovani si riduce a causa di natalità in calo, servizi pubblici poco attrattivi ed emigrazione giovanile costante. Questi fattori convergenti stanno creando uno squilibrio strutturale tra le fasce d’età, con gravi conseguenze per il mercato del lavoro, il sistema pensionistico e la sostenibilità dei servizi sociali.
Uno degli indicatori più significativi è l’indice di ricambio della popolazione attiva, che misura il rapporto tra chi sta per uscire dal mercato del lavoro (60-64 anni) e chi si affaccia per la prima volta (15-19 anni). Al 31 dicembre 2024 questo valore ha raggiunto quota 148,1, il dato più alto mai registrato in Calabria. Ciò significa che per ogni 100 giovani in ingresso ci sono quasi 150 lavoratori in uscita, evidenziando una carenza crescente di nuova forza lavoro.
Il sistema previdenziale è tra i più esposti a questo squilibrio. L’Inps guarda con preoccupazione all’evoluzione demografica calabrese, poiché, in assenza di un efficace turn over generazionale, sarà sempre più difficile garantire l’equilibrio tra contributi versati e pensioni erogate. La riduzione della popolazione attiva mette infatti sotto pressione le entrate contributive, rendendo fragile il sistema di sostegno agli anziani.
Secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, tra il 2025 e il 2029 oltre 75.000 lavoratori calabresi usciranno definitivamente dal mercato del lavoro per raggiunti limiti di età. Una cifra considerevole, che include anche chi lascerà l’occupazione per altre ragioni, come il ritiro anticipato, l’emigrazione all’estero, il cambio di status lavorativo o la perdita del posto. Questi numeri confermano un progressivo svuotamento del tessuto produttivo regionale.
Il problema non è solo quantitativo, ma anche qualitativo: con sempre meno giovani disponibili a subentrare nel mondo del lavoro, l’intero sistema economico rischia un rallentamento strutturale, aggravato dall’assenza di politiche efficaci per trattenere i giovani talenti in Calabria o per attrarne da altre regioni.
In questo contesto, diventa urgente un intervento strategico e multilivello, che punti a incentivare la natalità, migliorare i servizi pubblici, investire nella formazione e creare opportunità lavorative stabili per le nuove generazioni. Senza un’inversione di tendenza, la regione rischia non solo di perdere popolazione, ma anche capacità produttiva e sostenibilità sociale.
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