La Fondazione “Calabresi nel mondo”, creata con l’obiettivo di promuovere l’immagine della Calabria a livello internazionale, si è trovata al centro di uno scandalo che ha danneggiato non solo la sua reputazione, ma anche quella della Regione Calabria. Secondo la sentenza della Corte dei conti, emessa di recente, la responsabilità di tale danno è attribuita a Giuseppe Antonio Bianco, che all’epoca dei fatti era segretario della Fondazione e dirigente ad interim di vari settori cruciali della Regione.
La vicenda risale a diversi anni fa, ma è solo ora che, in seguito a una sentenza di primo grado, il danno d’immagine è stato formalmente certificato. La causa legale ha avuto origine a seguito di accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza, che hanno portato alla condanna per peculato di Bianco in un procedimento penale concluso in Cassazione.
La gestione della Fondazione e i comportamenti contestati
Nel dettaglio, Bianco e il presidente della Fondazione, Giuseppe Galati, sono accusati di aver alterato il regolamento della Fondazione per favorire l’autoattribuzione di compensi ingiustificati al presidente Galati, che all’epoca ricopriva anche un ruolo parlamentare, e quindi non aveva diritto a tali emolumenti. I due avrebbero anche creato incarichi professionali non necessari, distogliendo risorse vincolate per fini privati e non per gli scopi statutari della Fondazione.
Secondo la Corte dei conti, queste azioni hanno contribuito a danneggiare l’immagine della Regione, facendo emergere un contesto di malagestione e illeciti. Sebbene Galati non sia stato citato direttamente a giudizio in questa sede, il procedimento penale nei suoi confronti non è ancora stato definito.
La difesa di Bianco e la decisione della Corte dei conti
In sua difesa, Bianco ha sostenuto che le decisioni relative ai compensi e al regolamento della Fondazione erano legittime, avendo ricevuto pareri favorevoli dai revisori dei conti. Inoltre, ha affermato che l’omessa contestazione dei revisori implica la legittimità dell’operato. Tuttavia, i giudici della Corte dei conti hanno ritenuto che tali difese non fossero sufficienti a giustificare le azioni incriminate.
La sentenza ha quindi deciso di accogliere l’azione erariale per il risarcimento del danno, stabilendo una cifra pari a 20.000 euro come compenso per il danno d’immagine subito dalla Regione. La Corte ha sottolineato che la condanna penale per reati contro la Pubblica amministrazione è un presupposto essenziale per l’azione di risarcimento, e che la diffusione della notizia della condanna ha amplificato il danno subito.
Le implicazioni per la Regione Calabria
Secondo la Corte dei conti, i comportamenti contestati a Bianco, considerato un dirigente della Regione Calabria, sono particolarmente gravi. La sua posizione istituzionale, che implica il rispetto delle regole amministrative e la gestione corretta delle risorse pubbliche, ha reso ancora più dannoso l’impatto di questi illeciti sulla reputazione della Regione.
Questa vicenda solleva interrogativi sulla gestione delle risorse pubbliche e sulla necessità di garantire la trasparenza nelle fondazioni e negli enti in house che operano sotto il controllo della Regione.
La Fondazione ha sperperato 12 mln di euro dal 2011 al 2014. La Procura di CZ sa tutto. Queste sono bricioline.