Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ha rappresentato per l’economia calabrese un’iniezione straordinaria di risorse, ma emergono segnali che invitano alla prudenza. È quanto rilevato dall’ultimo report di Banca d’Italia, che analizza con attenzione l’impatto delle misure straordinarie sul tessuto produttivo regionale. I dati evidenziano un quadro in chiaroscuro: da un lato l’opportunità offerta dai finanziamenti pubblici, dall’altro la fragilità del sistema imprenditoriale locale.
Le cifre dell’impatto economico
Secondo la Banca d’Italia, oltre metà (56%) del valore delle gare bandite in Calabria è stato vinto da imprese con sede fuori regione, mentre solo il 34% delle risorse ottenute dalle aziende calabresi proviene da bandi regionali. Questa situazione riflette una debole competitività delle imprese locali, spesso impreparate o non strutturate per intercettare i fondi sul proprio territorio.
Nel biennio 2022-2023, solo il 4,6% delle società di capitali calabresi ha partecipato a bandi Pnrr, generando però il 14,3% del valore aggiunto regionale. Un risultato che resta ben al di sotto della media nazionale, che si attesta al 24,5%. I settori trainanti si concentrano su edilizia, agrisolare, turismo e innovazione, con il 70% delle risorse confluito nel comparto delle costruzioni. Oltre il 90% delle imprese beneficiarie sono micro o piccole aziende con un’età media di 15 anni.
Un quarto del fatturato legato al Pnrr
Il dato più rilevante del report riguarda l’incidenza delle commesse pubbliche Pnrr sul fatturato delle imprese regionali. Le aziende calabresi aggiudicatarie di fondi hanno registrato appalti per 617 milioni di euro, pari al 24% del loro fatturato totale. Un quarto del volume d’affari legato a risorse straordinarie è un’anomalia che solleva interrogativi sulla sostenibilità futura di queste imprese.
Il rischio della dipendenza strutturale
Se nel breve periodo l’effetto leva del Pnrr ha portato benefici tangibili, sul medio-lungo periodo la dipendenza da fondi straordinari può indebolire il sistema. Le imprese, soprattutto quelle di dimensioni ridotte, operano con bassa capitalizzazione, accesso limitato al credito e fragili strutture patrimoniali. Questo potrebbe portare a un crescente squilibrio tra offerta pubblica e capacità di sviluppo autonomo, con il pericolo che, terminata l’erogazione dei fondi (prevista per il 2026), molte realtà non siano in grado di sostenersi.
Le dinamiche alterate dalla presenza massiccia di denaro pubblico rischiano di spostare il focus imprenditoriale dalla crescita organica all’opportunismo di breve periodo. Le aziende potrebbero abbandonare strategie come innovazione tecnologica, internazionalizzazione e ampliamento della clientela privata, rimanendo legate esclusivamente alla domanda pubblica.
Serve una strategia oltre il 2026
La vera sfida sarà il “dopo Pnrr”. Senza un piano di consolidamento strutturale del sistema produttivo calabrese, il rischio boomerang è concreto. Gli esperti di Banca d’Italia suggeriscono interventi mirati su tre assi prioritari: facilitare l’accesso al credito agevolato, rafforzare la patrimonializzazione delle imprese, e investire nella formazione del capitale umano. Solo così le aziende potranno affrontare un contesto privo di incentivi straordinari con maggiore resilienza.