Calabria, sanità al collasso: cittadini in piazza per chiedere riforme

La manifestazione "Calabria alza la testa" del 10 maggio denuncia una crisi sanitaria profonda, tra ospedali abbandonati, fondi mal gestiti e servizi essenziali in caduta libera

La sanità calabrese è al centro di una protesta senza precedenti. Ospedali fatiscenti, liste d’attesa interminabili e una medicina territoriale ancora lontana dall’essere una realtà: sono questi i temi principali della manifestazione “Calabria alza la testa” prevista per il 10 maggio a Catanzaro, organizzata dalla Cgil e sostenuta da numerosi movimenti civici e associazioni locali.


Una realtà lontana dalle promesse

Gianfranco Trotta, segretario generale della Cgil Calabria, ha denunciato lo stato di degrado del sistema sanitario regionale. Su 61 case di comunità previste, 53 non sono ancora nemmeno in fase di avvio e i pagamenti sono fermi al 4,2% del totale. Anche per gli ospedali di comunità la situazione è critica, con solo l’1,2% delle spese effettivamente sostenute. “Abbiamo bisogno di sanità oggi, non quando e se arriveranno gli ospedali, che siano efficienti e con personale sufficiente”, ha dichiarato Trotta, criticando la gestione dei fondi pubblici e il ritardo nei lavori.

Massimiliano Ianni, segretario della Cgil di Cosenza, ha aggiunto che “la sanità pubblica nei nostri territori è sparita nel silenzio e nell’abbandono”, puntando il dito contro l’uso inefficace dei fondi del Piano di Sviluppo Rurale (Psr) destinati alla medicina territoriale.


Il ruolo dei media locali e l’appello alle istituzioni

Anche i media hanno deciso di fare la loro parte. Massimo Razzi, direttore del Quotidiano del Sud, ha sottolineato l’importanza del giornalismo nel dare voce ai cittadini: “Oggi un giornale deve mettersi in gioco rispetto ai problemi del territorio”, offrendo uno spazio di confronto e denuncia.

L’evento ha visto anche l’intervento di Bianca Rende, rappresentante del gruppo “Cosenza cresce insieme” e del movimento “WWW La Calabria vista dalle donne”, che ha annunciato l’intenzione di portare la protesta fino a Roma. “Quello che altrove è criticità, in Calabria è dramma”, ha affermato, indicando la necessità di una mobilitazione più ampia.

Marisa Valensise, del movimento “Tutela della Salute”, ha rivolto un appello al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, chiedendo un confronto diretto: “Presidente, venga a trovarci davanti alla Prefettura. Non vogliamo aggredirla, ma trovare insieme una soluzione”.


Un movimento dal basso per cambiare il destino della regione

Elena Hoo, rappresentante dell’associazione Auser, ha concluso con un messaggio chiaro: “Non vogliamo più ascoltare promesse e bugie. Vogliamo che la sanità funzioni, che il diritto alle cure sia realmente garantito”. Questa mobilitazione, definita da molti come “un grido di protesta inedito per la Calabria”, punta a scuotere una regione dove, secondo Razzi, “si muore quattro anni prima rispetto al resto d’Italia”.

Redazione

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