Finanza pubblica, sindacati in allarme sul futuro della Calabria

I sindacati denunciano criticità nel Documento di finanza pubblica, chiedendo maggiore attenzione sulle opere per le infrastrutture

Il Documento di finanza pubblica (Dfp) ha acceso il dibattito sul futuro del Mezzogiorno, sollevando preoccupazioni da parte dei sindacati. Durante le audizioni parlamentari delle Commissioni riunite, la Cgil, la Cisl e la Uil hanno evidenziato numerose criticità nelle scelte politiche che il Governo intende adottare per il Sud, richiamando Palazzo Chigi a una «maggiore e più specifica attenzione» verso queste aree.

Le problematiche emerse non rappresentano una novità, ma confermano criticità storiche nelle politiche di sviluppo e nella perequazione infrastrutturale destinate al Mezzogiorno. Nonostante le promesse, i fondi dedicati sono risultati insufficienti o frammentati, mentre la mancanza di una chiara strategia di lungo periodo continua a penalizzare il territorio.

Confusione tra strumenti e scelte politiche

La Cgil ha denunciato una forte confusione tra strumenti e obiettivi politici, sottolineando come l’istituzione della Zes unica, l’aumento degli incentivi e dei crediti d’imposta siano diventati “la politica stessa” per il Sud, piuttosto che strumenti a supporto di scelte più ampie. La confederazione ha criticato duramente la riforma delle politiche di coesione, accusandola di voler accentrare il controllo, a scapito della governance partecipata e multilivello che storicamente ha rappresentato un elemento di solidarietà nazionale.

Anche la Uil ha espresso forti riserve sull’impianto strategico del Dfp, osservando che gli interventi previsti risultano disomogenei e scollegati, con una debole capacità di pianificazione integrata e coordinamento tra i vari livelli istituzionali. Secondo il sindacato, il quadro delineato non appare in grado di rilanciare realmente il Mezzogiorno.

Le difficoltà della perequazione infrastrutturale

Particolari criticità sono state registrate anche rispetto al tema delle infrastrutture. Il Documento di finanza pubblica ha già generato malumori in Calabria, come segnalato dalla “Gazzetta del Sud”. Sebbene siano state stanziate risorse importanti per opere come il nuovo tratto della Statale 106 tra Catanzaro e Crotone, il quadro complessivo resta insoddisfacente, soprattutto per progetti strategici come l’estensione dell’Alta Velocità ferroviaria fino a Reggio Calabria, per cui mancano ancora 18 miliardi di euro.

La Calabria risente di anni di carenze infrastrutturali, che hanno generato un ritardo accumulato difficilmente colmabile. Le priorità in materia di trasporti e servizi sono numerose e la mancanza di una definizione puntuale delle necessità ha reso ancora più complesso il lavoro di pianificazione.

Il problema affonda le radici nel passato: la legge delega 42 del 2009 aveva istituito il Fondo perequativo infrastrutturale per colmare i divari, ma solo nel 2022 si è effettuata una prima ricognizione, che però si è limitata a un censimento senza tradursi in piani operativi.

Svimez: senza azioni concrete, a rischio la parità territoriale

La Svimez, discutendo recentemente di Lep (livelli essenziali delle prestazioni) e federalismo fiscale, ha sottolineato che la mancata definizione di priorità e strategie operative compromette il principio di parità tra territori. Senza un recupero effettivo del divario infrastrutturale, l’evoluzione dell’assetto istituzionale del Paese rischia di restare bloccata, mantenendo vive le disuguaglianze di base che penalizzano il Mezzogiorno.

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