L’Italia sta affrontando una vera e propria invasione del grano canadese, con l’inclusione aumentata del 68% rispetto allo scorso anno e un conseguente crollo dei prezzi per gli agricoltori. A lanciare l’allarme è Coldiretti, che denuncia come, nonostante un calo del 20% nella produzione nazionale , i prezzi restino bassi a causa della concorrenza del prodotto estero.
Secondo i dati della Direzione Generale dell’Agricoltura della Commissione Europea (Dg Agri) relativi alla campagna 2024/2025, il Canada ha esportato 392mila tonnellate di grano duro verso l’Italia, con la possibilità di ulteriori incrementi nei prossimi mesi. La situazione riguarda da vicino anche la Calabria, dove la Coldiretti ha dichiarato la massima attenzione agli arrivi nei porti locali.
Un punto critico riguarda l’uso del glifosato nel trattamento pre-raccolta del grano canadese, una pratica vietata in Italia. Coldiretti chiede più controlli alle frontiere per garantire che tutti i prodotti agroalimentari rispettino gli stessi standard di sicurezza e sostenibilità applicati agli agricoltori italiani.
Un ulteriore rischio arriva dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Canada, che potrebbe ridurre l’esportazione di grano canadese verso gli USA e dirottarle ulteriormente sui mercati europei, aggravando la crisi del settore. Il fenomeno non è isolato: negli ultimi anni, Canada, Turchia e Russia hanno inondato il mercato italiano di grano a basso costo, spesso in coincidenza con il periodo di raccolta nazionale, facendo crollare le quote del prodotto italiano.
Questa concorrenza sta già avendo un impatto sulle superfici coltivate a grano duro , con una riduzione stimata tra il 6% e il 7%, che raggiunge punte del 10% in Puglia e Sicilia, regione chiave per la produzione nazionale.
Nonostante la concessione delle scorte di grano nell’Unione Europea, Coldiretti denuncia come le importazioni sleali impediscano un rialzo dei prezzi pagati agli agricoltori italiani, mentre negli Stati Uniti e in Cina le riserve sono in aumento rispettivamente dell’8% e del 53%.
Per contrastare questa situazione, Coldiretti ha avviato azioni di monitoraggio nei porti , chiedendo maggiori controlli e il rispetto del principio di reciprocità nelle regole commerciali, affinché i prodotti importati rispettino gli stessi standard richiesti agli agricoltori italiani in termini di ambiente, sicurezza alimentare e diritti dei lavoratori.