Un recente rapporto dell’Istat ha rivelato il quadro aggiornato della situazione dei servizi per l’infanzia in Calabria e nel resto del Paese, segnalando un aumento dei tassi di copertura e un incremento dei servizi privati, soprattutto nelle regioni meridionali. La Calabria, pur partendo da un livello basso, registra miglioramenti significativi, raggiungendo un tasso di copertura del 15,7%. L’analisi, condotta insieme all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha approfondito non solo la disponibilità di posti nei nidi, ma anche la domanda da parte delle famiglie e le caratteristiche del personale.
Secondo i dati raccolti, il Mezzogiorno sta registrando un notevole aumento dell’offerta di servizi per la prima infanzia, pur rimanendo sotto la media nazionale. La Calabria in particolare mostra un aumento del tasso di copertura di 5,1 punti percentuali rispetto agli anni precedenti. Questo miglioramento è attribuibile sia all’espansione del settore privato, che ha compensato in parte la scarsità di posti pubblici, sia al decremento delle nascite, che ha ridotto la domanda. Con un incremento di bambini che frequentano gli asili nido del 19% a livello nazionale, anche la Calabria segue il trend, evidenziando un progresso positivo nonostante la persistente sfida delle risorse limitate.
A livello nazionale, regioni come il Friuli-Venezia Giulia, la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige hanno registrato aumenti superiori all’11% nel tasso di copertura, mentre Calabria, Basilicata e Campania mostrano crescite rispettivamente del 15,7%, 36,1% e 72,7% nel numero di posti disponibili. La Calabria, nonostante parta da condizioni inferiori rispetto alle regioni settentrionali, ha intrapreso un percorso di miglioramento che si riflette in un incremento di posti e in un maggiore accesso ai servizi da parte delle famiglie. Tuttavia, è ancora lontana dall’eguagliare la copertura delle aree del Nord, dove le risorse e la spesa media per utente sono considerevolmente superiori.
In termini di costi, la Calabria si distingue per una delle spese più basse a carico delle famiglie, pari a circa 519 euro annui contro una media nazionale di 2.068 euro. Tale cifra è in parte influenzata dal reddito pro capite inferiore della regione. Per il comune calabrese, la spesa media per ogni bambino si attesta intorno ai 4.122 euro, significativamente inferiore rispetto al Friuli-Venezia Giulia, dove la spesa raggiunge i 14.542 euro per utente. La compartecipazione delle famiglie al costo complessivo del servizio rimane bassa: solo il 9,2% della spesa viene coperta dalle famiglie, un valore inferiore rispetto a regioni come le Marche e la Lombardia, dove tale contributo supera il 25%.
Nonostante i progressi, il cammino della Calabria per raggiungere gli standard italiani ed europei rimane complesso e necessita di ulteriori investimenti pubblici. Mentre la regione ha mostrato segnali incoraggianti, come l’aumento dei posti disponibili e la crescita del tasso di copertura, le differenze con le regioni settentrionali evidenziano una disparità infrastrutturale ed economica che richiede interventi mirati. Con il tasso di natalità in declino e una domanda che resta costante, è fondamentale che la Calabria continui a investire in questo settore, puntando anche sulla qualificazione del personale e su una migliore distribuzione delle risorse.
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