Daspo per chi aggredisce operatori sanitari: la proposta che divide in Calabria

L'idea di pinore i soggetti che si scagliano contro medici e infermieri solleva polemiche: tra inefficienze burocratiche e alternative come l’arresto in flagranza, il dibattito resta acceso

La proposta di un Daspo per chi si rende protagonista di aggressioni contro gli operatori sanitari, avanzata recentemente in Senato da Fratelli d’Italia, ha sollevato diverse polemiche, soprattutto in Calabria. La proposta prevede una sospensione delle cure gratuite per tre anni, esclusi i trattamenti salvavita, per i responsabili di tali abusi, ma questa misura non trova tutti d’accordo.

Le principali critiche si concentrano sulla gestione dei pagamenti del ticket, che in Calabria è spesso complicata da inefficienze burocratiche e uffici non sempre operativi. I detrattori della proposta sottolineano inoltre il rischio che, con un eventuale condono tributario, le sanzioni finanziarie potrebbero essere congelate, rendendo inefficace la misura stessa. Questo scenario, secondo alcuni, rappresenterebbe una sorta di beffa, aggravando il danno subito dal personale sanitario.

Filippo Larussa, medico calabrese e membro dell’esecutivo nazionale del sindacato Anaoo, ha proposto un’alternativa: l’arresto in flagranza differita, già utilizzato per i reati contro le forze dell’ordine. Questa misura consente di arrestare il responsabile fino a 48 ore dopo il reato, a condizione che vi siano prove video o fotografiche. Larussa suggerisce di rendere obbligatoria la convalida del fermo, in modo da garantire un intervento immediato e certo contro chi aggredisce il personale sanitario.

La situazione nelle strutture sanitarie calabresi

Le tensioni negli ospedali calabresi restano alte, soprattutto dopo gli episodi di violenza registrati negli scorsi mesi a Crotone e Reggio Calabria. Secondo la relazione 2023 dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie (Onseps), in Calabria sono state segnalate 32 aggressioni a personale sanitario. Di queste, in 20 casi l’aggressore era un paziente, mentre in 10 episodi il responsabile era un parente o conoscente.

Questi dati evidenziano una situazione critica che spinge molti operatori sanitari a lasciare il settore pubblico per cercare nuove opportunità professionali. La proposta di legge cerca di lanciare un messaggio forte sulla gravità delle aggressioni, ma non tutti concordano sull’efficacia del Daspo. Alcuni esponenti sindacali chiedono che i sanitari vengano equiparati ai militari, ottenendo tutele simili a quelle riservate alle forze dell’ordine.

Richieste estreme e misure in esame

Nel frattempo, alcuni medici calabresi hanno avanzato richieste estreme, come il porto d’armi per difendersi da eventuali aggressioni, una mossa che ha sollevato ulteriori discussioni. Il dibattito su quali misure adottare per proteggere il personale sanitario rimane acceso, e si attendono sviluppi in merito all’esame del decreto Sicurezza, che potrebbe includere modifiche per tutelare maggiormente gli operatori sanitari.

Redazione

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