La statua di Giacomo Mancini resta al suo posto. Il tribunale ha infatti rigettato la domanda cautelare di sfratto, condannando la Fondazione alle spese di lite. Una decisione che, anziché placare il dibattito, ha riacceso la polemica tra le parti coinvolte.
A commentare duramente la vicenda è Giacomo Mancini junior, vicepresidente della Fondazione, che attacca frontalmente il sindaco Caruso. Secondo Mancini, la sentenza conferma quanto sostenuto sin dall’inizio: senza il consenso della Fondazione, la statua non può essere spostata nemmeno di un millimetro. Il giudice, infatti, avrebbe stabilito che né il regolamento del Museo all’Aperto Bilotti (Mab) né la collocazione di altre opere costituiscono un motivo valido per lo sfratto.
Scontro aperto tra la Fondazione e l’amministrazione
Per Mancini, la decisione rappresenta una sconfitta per il sindaco Caruso, accusato di voler sfrattare la statua per mero spirito di prevaricazione. «Caruso esulta ma si deve solo vergognare. Si era nascosto dietro giustificazioni inconsistenti – afferma Mancini – ma il giudice ha chiarito che l’unica possibilità per il sindaco sarebbe riconsegnare la statua, ovviamente a spese della cittadinanza».
Le parole del vicepresidente della Fondazione sono dure: accusa l’amministrazione di un atto di arroganza politica finalizzato a «bastonare chi lo critica» e «oltraggiare la memoria di Giacomo Mancini», figura storica della città. Secondo Mancini junior, si tratta di un’azione che ferisce l’identità di Cosenza e dei suoi cittadini, i quali conserveranno comunque il ricordo del leader socialista.
La battaglia legale prosegue
Nonostante la decisione del tribunale in fase cautelare, il caso non è ancora chiuso. La Fondazione attende ora la sentenza di merito, pronta a continuare la battaglia per impedire la rimozione dell’opera. «Difenderemo il Leone, la storia socialista e la memoria della nostra città», conclude Mancini, lanciando un appello alla cittadinanza per sostenere la causa.
Intanto, resta da vedere quale sarà la prossima mossa dell’amministrazione comunale, che potrebbe decidere di portare avanti l’iter per la rimozione o, al contrario, prendere atto della decisione giudiziaria e rinunciare allo sfratto. La vicenda, intanto, continua a dividere l’opinione pubblica.
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