Gli scavi condotti nel complesso monumentale di San Domenico a Cosenza hanno portato alla luce importanti reperti archeologici risalenti tra il IV e il V secolo dC. Sebbene la datazione richiami il periodo della morte di Alarico, re dei Visigoti, i ritrovamenti non sono collegati al suo leggendario tesoro. Invece, le evidenze emerse dal sottosuolo indicano la presenza di un’attività di produzione di laterizi, probabilmente alimentata dall’estrazione di argilla lungo i fiumi Crati e Busento.
Le indagini archeologiche sono state condotte nell’ambito dei lavori di restauro e ristrutturazione del complesso di San Domenico, finanziati dal Contratto istituzionale di sviluppo (Cis) per il centro storico di Cosenza. In base ai piani del Comune, gli ambienti dell’edificio cinquecentesco saranno destinati all’Università della Calabria, ospitando i corsi di laurea in Scienze infermieristiche e Fisioterapia.
Tra i reperti rinvenuti spiccano ceramiche di vario genere e cinque monete in bronzo di età imperiale, attualmente sotto la tutela della Soprintendenza locale. Le operazioni, dirette da Paola Aurino e dal funzionario Damiano Pisarra, si stanno concentrando su un’area di circa 36 metri quadrati. Tuttavia, il prosieguo degli scavi potrebbe portare a nuove scoperte capaci di approfondire la conoscenza storica dell’antico insediamento alla confluenza dei due fiumi.
Il carattere riservato delle ricerche lascia intendere che potrebbero emergere nuove e significative rivelazioni sulla storia di Cosenza , contribuendo a riscrivere alcune pagine del suo passato.
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