Cosenza, la Fontana del Balilla restituita alla città dopo il restauro

Il sindaco Franz Caruso: «La tutela del patrimonio artistico/culturale è un investimento sull’identità e sul futuro della nostra comunità»

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La Fontana del Balilla di piazza Crispi è stata restituita alla fruizione della città, al termine di un articolato intervento di conservazione e restauro che ha consentito di recuperare le condizioni di leggibilità e decoro di un manufatto significativo nella storia urbana di Cosenza. La riconsegna del monumento rappresenta un ulteriore risultato della collaborazione tra il Comune e l’Università della Calabria, nel segno di una proficua integrazione tra ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.

Alla cerimonia di riconsegna insieme al sindaco Franz Caruso hanno partecipato Nicola Ruggieri, responsabile dell’Area Monumenti per la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Cosenza,  Mattia Brian Rago che ha condotto l’intervento di restauro, il professore Antonio Barbera che ha curato il progetto, la professoressa Donatella Barca, del Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra dell’Unical, gli assessori Damiano Covelli e Rosario Branda, Francesco Turco, presidente della commissione urbanistica, e la dottoressa Marilena Cerzoso, direttore del Museo dei Brettii e degli Enotri.

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«Desidero esprimere la mia gratitudine a Mattia Brian Rago, all’Università della Calabria e alla professoressa Donatella Barca, insieme alla professoressa Michela Ricca e al professor Antonio Barbera, che ha curato il progetto – ha dichiarato il sindaco Franz Caruso, nel corso della cerimonia di riconsegna svoltasi ieri sera a Piazza Crispi -. Un ringraziamento – ha proseguito –  va anche al consigliere comunale Francesco Turco, presidente della commissione urbanistica, che ha seguito l’intervento per l’Amministrazione, e alla Soprintendenza, per l’attività di vigilanza. È doveroso sottolineare che il lavoro è stato realizzato interamente a titolo gratuito, nell’ambito delle attività di ricerca dell’Ateneo. È proprio questa sinergia tra istituzioni a rendere possibili azioni che riconsegnano alla collettività parti preziose della propria storia».

Inaugurata il 21 aprile 1934 dall’allora podestà Tommaso Arnoni, la Fontana del Balilla è stata oggetto di un’approfondita indagine storico-critica e stilistica da parte del Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra (DiBEST). Le alterazioni provocate dagli agenti atmosferici, dalle infiltrazioni e dall’ossidazione delle strutture metalliche interne avevano compromesso diverse parti del modellato. Il restauro ha affrontato le criticità conservative attraverso un lavoro documentato nelle sue diverse fasi.

A condurre l’intervento di restauro è stato Mattia Brian Rago, che lo scorso 15 aprile ha conseguito la laurea in Conservazione e restauro dei beni culturali con una tesi sperimentale dedicata proprio al monumento, approfondendo le tecniche di biopulitura e le applicazioni delle tecnologie tridimensionali per l’integrazione delle lacune e la fruizione tattile dell’opera.

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«Il recupero della fontana si inserisce in una più ampia strategia di rigenerazione urbana – ha sottolineato Franz Caruso – che comprende gli interventi su piazza Amendola, il recupero del Cinema Teatro Tieri e la realizzazione dell’Anfiteatro dedicato a Vincenzo Ziccarelli. Quest’area costituisce una cerniera tra la città storica e quella moderna ed è caratterizzata da scorci architettonici di particolare pregio. La presenza dell’Università a San Domenico, con i suoi percorsi di formazione scientifica e medica, contribuirà ulteriormente, ne sono certo, a restituire centralità a questo contesto ed all’intero centro Storico. Riqualificare gli spazi pubblici significa, inftti, anche creare le condizioni per una nuova vitalità sociale ed economica, favorendo la presenza di attività commerciali, occasioni di incontro e iniziative culturali. La Fontana del Balilla non è soltanto un monumento recuperato: è un ulteriore tassello di un progetto che guarda alla città nella sua continuità storica e nella sua capacità di rinnovarsi».

«Custodire il patrimonio artistico, culturale ed architettonico – ha concluso il sindaco di Cosenza –  significa preservare la memoria dei luoghi e trasmetterla alle generazioni future, facendo della bellezza una risorsa condivisa e un elemento di sviluppo per l’intera comunità».

Redazione

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