Cosenza, ultimo saluto a Mohamed Amin Bessioud: la città chiede ancora verità

Il rito funebre si è svolto nella moschea cittadina. Restano aperte le ombre sulla dinamica della tragedia e la richiesta di chiarezza da parte della famiglia e del mondo politico

Si è svolto nella mattinata di mercoledi 12 Agosto, presso la moschea di Cosenza, il rito funebre (Janazah) di Mohamed Amin Bessioud, detto Momo il 25enne deceduto lo scorso 23 luglio dopo essere precipitato dal balcone della propria abitazione durante una perquisizione dei Carabinieri. La salma sarà ora trasferita in Tunisia per la sepoltura.

Mentre si chiude il capitolo terreno, la vicenda resta al centro di un acceso dibattito giudiziario e politico. Resta infatti contrapposta la versione degli inquirenti, secondo cui il giovane, trovato in possesso di circa 100 grammi di hashish, si sarebbe lanciato volontariamente dopo aver spintonato un militare, e quella della famiglia.

Il legale del giovane, l’avvocato Osvaldo Rocca, contesta fermamente la dinamica, puntando l’attenzione sullo stato di fragilità psicologica di Mohamed e chiedendo accertamenti precisi, tramite l’autopsia, sull’eventuale presenza di segni dei polsi per verificare se fosse effettivamente ammanettato al momento della caduta.

Il caso, che ha mobilitato la cittadinanza cosentina in un partecipato corteo lo scorso 27 luglio, è approdato anche in Parlamento: la senatrice Ilaria Cucchi ha presentato un’interrogazione al ministro Crosetto per fare luce sulle procedure adottate dall’Arma durante il controllo. La Procura di Cosenza prosegue intanto le indagini medico-legali per definire l’esatta dinamica dei fatti.

Redazione

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