Botulismo a Scalea: nuovo caso riapre l’allarme in Calabria

Una ventiquattrenne ricoverata per intossicazione da Clostridium Botulinum: escluso il legame con il focolaio di Diamante

Un nuovo caso di botulismo registrato nell’Alto Tirreno cosentino sta attirando l’attenzione delle autorità sanitarie e riaccende l’allarme sulla sicurezza alimentare nella Riviera dei Cedri. La protagonista è una giovane di 24 anni, residente a Scalea e originaria di Sant’Agata D’Esaro, che ha raccontato pubblicamente la sua vicenda tramite un lungo post sui social, specificando di non avere avuto alcun contatto con il noto focolaio di Diamante, esploso ad agosto e collegato a un food truck.

La diagnosi è stata confermata dall’Istituto Superiore di Sanità, che ha accertato un’intossicazione da Clostridium Botulinum, ma l’origine del contagio rimane sconosciuta. La giovane ha riferito che non ha mai consumato cibo presso il chiosco coinvolto nel caso precedente, escludendo così ogni collegamento con gli episodi precedenti. Questa dichiarazione apre la strada a un nuovo filone d’indagine, indipendente da quello già in corso.

Il calvario clinico della ventiquattrenne è iniziato nella notte del 12 agosto, con sintomi improvvisi e gravi: secchezza delle fauci, formicolio, paralisi al braccio sinistro, seguiti da nausea, vomito, disturbi gastrointestinali, vista annebbiata, febbre alta e difficoltà respiratorie. Ricoverata inizialmente all’ospedale di Praia a Mare, dove il personale medico – tra cui medici cubani – ha subito ipotizzato il botulismo, è stata poi trasferita all’ospedale di Cosenza, dove è rimasta per una settimana nel reparto di Malattie infettive.

Il caso, che non rientra nel focolaio già noto, alimenta nuove preoccupazioni: è possibile che esistano ulteriori fonti di contaminazione nell’area? Oppure si tratta di un prodotto distribuito su larga scala, potenzialmente non ancora individuato? Domande che al momento restano senza risposta, poiché le indagini, coordinate dal procuratore Domenico Fiordalisi, non hanno finora identificato una fonte comune di contaminazione.

La testimonianza pubblica della giovane, identificata come Debora, ha riportato l’attenzione mediatica e istituzionale su un fenomeno complesso e pericoloso, e ha evidenziato le lacune nel tracciamento delle cause. Il fatto che un altro caso, geograficamente vicino ma autonomo, sia emerso a distanza ravvicinata dal focolaio principale, lascia aperta la possibilità che il botulino non fosse circoscritto a un’unica attività commerciale.

La vicenda rimane irrisolta e il rischio che possano emergere ulteriori casi non può essere escluso. Le autorità sanitarie e investigative proseguono il lavoro per identificare la catena di contaminazione, mentre l’intera area del Tirreno cosentino resta sotto osservazione.

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