Cosenza, l’8 Marzo attraversa le periferie: “Oltre il muro del silenzio” contro la violenza di genere

Non solo celebrazioni, ma una mobilitazione politica che dalle zone marginali al centro città chiede un cambio di rotta: meno telecamere, più prevenzione e servizi

Quest’anno l’8 marzo a Cosenza non ha avuto il profumo delle mimose, ma il colore della vernice fresca e il tono deciso della protesta. La Giornata internazionale della donna si è trasformata in un grido corale contro la violenza maschile, guidato dal Centro Antiviolenza “Roberta Lanzino” e dalla rete D.i.Re, con un obiettivo chiaro: spostare il dibattito dalla semplice repressione alla trasformazione culturale.

La giornata è iniziata in via degli Stadi, dove è stata inaugurata l’opera “Oltre il muro del silenzio”. Il murales, realizzato dall’artista basca Mandioh in collaborazione con Gulìa Urbana e un’associazione di Rogliano, non è solo un abbellimento estetico. Rappresenta la volontà di presidiare politicamente le periferie urbane.

“La sicurezza non nasce dalla sola presenza delle forze dell’ordine, ma da un cambiamento culturale condiviso”, ha dichiarato Antonella Veltri, presidente di D.i.Re. L’idea è che i quartieri periferici debbano animarsi di contenuti e diritti per sottrarre terreno all’isolamento e alla violenza.

Nel pomeriggio, il baricentro della protesta si è spostato al piazzale delle Autolinee, luogo simbolo scelto non a caso dalle attiviste di FEM.IN. Cosentine in lotta. Dal terminal dei bus è partito un corteo che ha attraversato la città, mettendo sotto accusa le politiche securitarie dell’amministrazione e del governo.

Secondo Vittoria Morrone (FEM.IN.), l’investimento massiccio in videosorveglianza e controlli è una risposta “fallimentare” che non incide sul numero dei femminicidi. “La violenza nasce dentro le mura domestiche, non fuori”, hanno ribadito le manifestanti. La richiesta è netta: dirottare i fondi pubblici dalle tecnologie di controllo all’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, unico strumento capace di sradicare la cultura patriarcale.

Il dibattito ha acceso i riflettori anche sulla fragilità del sistema di supporto. Mentre i servizi sociali appaiono spesso oberati e incapaci di fornire risposte tempestive, sono i centri antiviolenza a farsi carico dell’ascolto, pur operando frequentemente con risorse limitate o proprie.

In un contesto di crescente solitudine sociale, il messaggio che arriva dalle strade di Cosenza è un monito alle istituzioni: i diritti delle donne richiedono servizi sanitari efficienti e una rete sociale solida. Senza questi pilastri, ogni celebrazione resta solo un gesto simbolico privo di impatto reale sulla vita delle cittadine.

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