Il Partito Democratico cosentino attraversa una delle fasi più critiche della sua storia recente, segnata da una frammentazione interna che appare ormai strutturale. Lo scontro, culminato nell’assemblea di sabato 7 febbraio presso la sede della Federazione provinciale, vede contrapposti il segretario in carica, Matteo Lettieri, e una vasta area di dissidenti che ne sollecita l’immediata rimozione.
Lo strappo dei “rivoltosi”
L’iniziativa, presentata come un movimento nato “dal basso” per tutelare la comunità democratica, ha visto la partecipazione di iscritti, amministratori e figure storiche del partito. In una nota ufficiale, il gruppo ha definito “insufficiente e parziale” la recente costituzione di una commissione per le elezioni provinciali, chiedendo invece un commissariamento pieno della Federazione. L’obiettivo dichiarato è quello di traghettare il partito verso un congresso provinciale che possa restituire “agibilità democratica” e credibilità territoriale.
Equilibri politici e assetti istituzionali
La crisi non ha risparmiato le istituzioni cittadine. A Palazzo dei Bruzi, il sindaco Franz Caruso ha dovuto affrontare un tentativo di destabilizzazione, riuscendo a mantenere la compattezza della sua giunta e della maggioranza, con l’unica eccezione del capogruppo Francesco Alimena. Quest’ultimo si è schierato con la fazione guidata da Rosi Caligiuri e dai veterani dell’area dem, tra cui Nicola Adamo, Enza Bruno Bossio, Carlo Guccione e Pino Le Fosse.
In questo scenario di forti tensioni, si registra la posizione distinta di Franco Iacucci. L’ex presidente della Provincia sembrerebbe aver scelto un profilo di mediazione, collaborando con la segreteria Lettieri per la composizione delle liste elettorali provinciali, nel tentativo di arginare lo sfilacciamento del consenso.
Una crisi di identità regionale
Le difficoltà di Cosenza riflettono un malessere più profondo che interessa l’intero PD calabrese. Le parole di Carlo Guccione — secondo cui il partito nella regione «non è mai nato» — sintetizzano il fallimento della stagione della rottamazione e il persistere di logiche correntizie che impediscono una reale stabilizzazione.
Mentre l’ala dissidente annuncia l’avvio di iniziative politiche autonome sui temi sociali, la palla passa ora ai vertici nazionali, chiamati a decidere se intervenire con una gestione straordinaria o tentare un’ultima, difficile mediazione prima dei prossimi appuntamenti elettorali.